RITORNA LO SPETTRO DELLA GUERRA CIVILE IN MOZAMBICO

Nell’ultima settimana, in Mozambico, la situazione di tensione politico-militare che si protrae ormai da circa un anno sta degenerando in un’escalation di violenza a causa dell’annuncio di sospensione del cessate fuoco da parte del leader del partito di opposizione della Renamo, Alfonso Dhlakama.

L’accordo stipulato con il governo lo scorso 7 maggio è riuscito solamente per un paio di settimane a calmare la situazione di guerriglia che imperversa nel centro del Paese. Proprio negli ultimi giorni, gli attacchi armati messi in atto dai ribelli, nel tratto di strada nazionale tra il Rio Save e Maxungue, nella provincia di Sofala, si stanno ulteriormente intensificando, provocando un numero di vittime sempre maggiore. Da mesi, in questa zona è possibile viaggiare solamente in colonne organizzate di auto e camion, scortate dalle forze militari governative.

 

carta scontri moz

Negli ultimi giorni continuano ad arrivare preoccupanti notizie di attacchi violenti rivolti non più solamente a questa colonna, ma sull’intera provincia. Tale intensificazione è dovuta all’arrivo, nella zona di conflitto, di un numero sempre maggiore di militari del Governo, mandati con l’obiettivo di stanare il leader dell’opposizione. Voci non ufficiali parlano di centinaia di morti tra militari e civili, anche se risulta difficile reperire informazioni precise poiché, lo stesso governo ha vietato la diffusione di notizie riguardanti il numero di morti e feriti.

La situazione sta cosi degenerando nell’arco di poche ore, tant’è che si parla di bombardamenti da parte dell’esercito mozambicano sulle basi militari della Renamo e della possibilità di un ampliamento del conflitto nelle province vicine. La tensione cresce sempre di più, al punto che qualcuno inizia a parlare di guerra civile.

La popolazione locale trema di fronte alla possibilità del ritorno di una guerra civile (terminata appena vent’anni fa) e mostra tutto il suo dissenso all’idea del ripresentarsi di questo scenario. Sono,infatti, gli abitanti del Paese a risentire maggiormente di questo inutile scontro politico che ha già provocato la chiusura di ospedali e scuole nella zona centrale del Mozambico. L’impossibilità di accedere a questi servizi sta annullando i pochi diritti di cui questa popolazione poteva godere.

Nonostante la tensione percepibile in tutto il territorio, ad Inhassoro la vita scorre apparentemente regolare e tranquilla. Per le strade si parla della situazione, cercando di scacciare l’ombra della guerriglia che per molti sembra ancora lontana e circoscritta nelle zone più a nord. Nessuno sa come potrà evolvere questa situazione ma tutti sostengono che si arriverà ad un punto di svolta soltanto con le elezioni che si terranno a metà ottobre.

 

Margherita  – Gabriele

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