Ultimi giorni in Kenya…

Guidare di notte lungo una strada secondaria dell’entroterra keniota è un’esperienza inebriante. La sonora e monotona musica Swahili “a palla” nello stereo, finestrino abbassato e aria tra i capelli, fari che mi vengono incontro, fendendo il buio totale, accecandomi ma illuminando anche le persone che, imperterrite, camminano sul ciglio della strada e una distesa di stelle, perfettamente visibili nonostante gli abbaglianti. Il buio completo che mi circonda, testimone di una vegetazione selvaggia ancora intatta, e questo cielo, così luminoso e vicino, mi trasmettono una sensazione di pace e di stupore allo stesso tempo: mi sento piccola, un puntino che si muove all’interno di un mondo e un universo inconcepibilmente vasti. E i miei occhi e il mio cuore attingono da questo momento e si riempiono di felicità.

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In un treno di Africa

Il treno fischia, rumore insolito in una natura carica di suoni naturali come quella del mato mozambicano. Il treno viaggia lento, rispecchiando l’andatura delle persone che, ai bordi delle strade, nelle città come nel bel mezzo della campagna, non corrono mai ma percorrono la loro via con pazienza e tranquillità, con la schiena pesante e la testa carica di legna, acqua o qualsiasi cosa da condividere con la propria famiglia. Anche il treno procede carico di borse, zaini, bagagli, sacchi, in un disordine di colori che quasi stona con l’incredibile tranquillità e compostezza delle persone che sono sedute nella carrozza: una cosa strana per i mezzi di trasporto locali. La maggior parte delle persone dorme; uomini, donne, bambini, un sonno leggero, un sonno lieve perché ad ogni scossone gli occhi stanchi si aprono un po’, per poi richiudersi vinti dalla stanchezza e dalla pesantezza del viaggio. I visi sono provati, segnati da una vita dura, che non ti regala niente.

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Un bambino è sveglio e con i suoi occhi grandi e profondi mi fissa, mi studia e poi accenna un sorriso. Chissà se la luce nei suoi occhi potrà essere un faro per questa Africa. Africa che, ancora assopita, non si preoccupa troppo di quello che succede intorno, Africa che, Continua a leggere

La presenza dei turchi in Italia

All’Istituto Italiano di Cultura di Istanbul (IICI) si è tenuta ieri la presentazione del libro Italia araba del Prof. di Storia Medievale all’Università di Bologna Alessandro Vanoli.

Un incontro appassionanate durante il quale l’excursus storico è stato raccontato a partire da immagini di splendidi beni culturali italiani in cui l’influenza turca è evidente, in Sicilia soprattutto ma non solo. Le inflessioni arabe qui toccano anche la lingua (basti pensare al detto usato in periodo di dominazione musulmana “madonna li turchi”) e la gastronomia.

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Una Turchia che cambia!

Venerdi’ scorso io e Claudia abbiamo partecipato a una conferenza veramente interessante sui cambiamenti operati in Turchia dall’inizio del terzo millennio intitolata ‘Una Turchia che cambia!’ organizzata dall’Unione dei Religiosi e Religiose di Turchia (URT).

Si é trattato di un’intera giornata che ha visto ospiti e relatori professori universitari turchi e stranieri come Jean-Fançois Pérouse dell’Università di Galatasaray e direttore di IFEA, il sociologo Didem Danış e Hakan Yücel, sempre dell’Università di Galatasaray e Dilek Yankaya del CERI & Sciences Po. di Parigi.

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Aspettando le piogge…

Sono già passati sette mesi dall’inizio del servizio civile e forse ancora non me ne rendo davvero conto, tanto il tempo è volato.
È volato e sta volando via tra tante avventure, difficoltà e imprevisti che sono diventati ormai il nostro pane quotidiano: comunicazioni non sempre agevoli e connessioni internet “ballerine”, corse in matatu o pedalate su strade polverose e sotto il sole cocente, bucati fatti a mano e molto altro.
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MOZAMBICO AL VOTO

Dopo oltre un mese di campagna elettorale che ha animato la vita di Inhassoro e di tutti i villaggi e le città del Paese, una campagna elettorale che ci ha letteralmente sconvolti per la sua assiduità e forza, per la sua capacità di entrare nelle case, nella vita e nella testa delle persone, è arrivato il l’attesissimo 15 ottobre.DSCN0890

Circa 11 milioni di mozambicani si sono recati ai seggi per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, il Parlamento e le assemblee provinciali. Alle elezioni partecipano i rappresentanti di 3 partiti: Filipe Nyusi, favorito rappresentante della Frelimo (partito al governo dall’indipendenza dal Portogallo nel 1975), Afonso Dhlakama, storico rivale rappresentante della Renamo e Daviz Simango, rappresentante del MDM – Movimento democratico de Moçambique, partito entrato da pochi anni nel panorama politico del Paese. Continua a leggere

PENSIERI DI VIAGGIO

Sto viaggiando. Sto viaggiando in un percorso temporale anziché fisico. Tutto è un emozione che continua a mutarsi anche nel tempo in cui paio immobile. Il tutto si protrae verso una coscienza che ogni giorno si delinea più chiara e definita”

Al ritorno da uno dei miei ultimi viaggi fisso il finestrino del machimbombo (trasporto pubblico locale)  che velocemente mi sta riportando ad Inhassoro. Banalmente scruto il cielo africano che accompagna i miei pensieri. Come compagno di viaggio mi ritrovo uno studente, con il quale scambio qualche rapida conversazione sul suo andamento scolastico e sulla città di sua provenienza, poi, torno a focalizzarmi sull’orizzonte celato dal finestrino. Ritrovo il cielo proprio dove l’avevo lasciato.

Azzurro, soleggiato e colmo di nuvole, che mi paiono rincorrersi  spensierate.

Per gioco, mi concentro sui particolari e provo a paragonare tutto questo al cielo e ai segnali che avrei ritrovato in esso al ritorno da una qualsiasi scampagnata in montagna fatta nel mio cuneese. Le immagini sono opposte, cosi come lo scorrere delle cose, che qua pare più veloce, fragile e del tutto volubile.

In alto le nuvole si inseguono alla ricerca di una tempesta perfetta con la quale saziare la terra ormai arida, rossa e infuocata. Il sole alto e bianco sovrasta il cielo, controlla lo scandire del tempo e a suo piacimento regola luce, calore, energia e sudore.

Tutto si muta velocemente, l’equilibrio è precario, legato ad un filo (magari rossi come la terra). Misero è il tempo delle nuvole per unirsi e dare avvio ad un temporale.

Nel cielo infondo vedo la vita e nelle nuvole la gente africana.

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Pensieri, vecchi e nuovi, da un luogo fuori dal tempo

Riprendendo alcune considerazioni che avevo buttato giù prima di partire per l’Italia, provo a scrivere un articolo per conto mio perché forti sono le sensazioni provate nell’ultimo periodo.

Abbiamo scoperto delle cascate incantevoli, ci siamo improvvisate etichettatrici di marmellate e sgusciatrici di carcadè, abbiamo raccolto camomilla e piantato pomodori e ci siamo inserite nel contesto ogni giorno di più.

Abbiamo consolidato una quotidianità che ci dà stabilità e ci fa sentire a casa, con le giornate che corrono via tra mille impegni e pensieri diversi, tra il lavoro per la cooperativa e quello per l’Italia, nonché il lavoro di metabolizzazione della realtà che, a volte, si impone nelle nostre vite quotidiane e ci destabilizza.

Le cose che vediamo ogni giorno, soprattutto, mi rimangono impresse nelle pupille come mai mi era accaduto prima.

Ho visto un tizio in bicicletta, attaccato con una mano ad un camion, che si faceva tranquillamente trasportare su per una salita. Ho visto dei piccoli cuccioli d’uomo curvi sotto il peso della catasta di legna che stavano trasportando sulla schiena o dei barili d’acqua che portavano sulla testa, ma anche sotto il peso di zaini più grossi di loro, andando o tornando da scuola mentre camminavano da soli lungo la strada, come fossero adulti poco cresciuti. Ho visto i bambini più grandi prendersi cura di quelli più piccoli, bambine tenere in braccio i fratellini come fossero figli, e altre solo un pochino più cresciute tenere in braccio figli che avrebbero dovuto essere fratellini.

Ho visto una donna, un’amica, con la faccia livida per le botte ricevute dal marito, tornato a casa ubriaco una sera. Ho visto la rassegnazione negli occhi suoi e di tutte le altre donne che le erano intorno.

Ho visto uomini che dormivano sul ciglio della strada, donne che dormivano sui banconi del mercato, bambini che giocavano con uno pneumatico o con una macchinina fatta di bottiglie di plastica. Bambini pastori, tanti, che percorrono chilometri e si prendono cura delle capre o delle mucche, passando l’intera giornata all’aperto, in solitudine. Che genere di pensieri può fare quel bambino? Cosa si pensa quando non si ha nessuno con cui parlare?

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