Da Prishtina a Prizren: Are you really sure?

 

Prizren

“Quindi sei proprio sicura di voler lasciare la capitale? Passare da Belgrado a Prishtina, e ora vuoi addirittura spingerti fino a Prizren? Are you really really sure?”

Sono già passati quasi tre mesi da quando mi trovavo circondata dall’insistenza fastidiosa di questa domanda, e la mia risposta si fa sempre più forte. Yes, I am.

Non avere più la vista sbarrata da grattacieli di mattoni e pilastri di cemento, ma sentire le montagne dietro alle spalle e davanti agli occhi, quelle montagne che rinvigoriscono lo spirito libero del camminatore.

Non respirare più la polvere nera soffiata da Obiliq/Obilić al mattino, ma aprire i polmoni all’odore della natura (quasi) intatta.

Non comprare più l’acqua in bottiglia, ma assaporare la freschezza della fontana di Shadervan, quella freschezza traditrice che secondo tradizione ti àncora indissolubilmente allo spirito della cittadina gioiello del Kosovo.

Non rimanere più incastrati tra traffico intossicante e asfalto dissestato, ma salvarsi camminando lungo le rive del Lumbardhi/Bistrica culla della città, quel fiume così indispensabile per chi è cresciuto tra Arno e Reno.

E molto altro, aspetti sottili che sfuggono a chi solo intravede la differenza tra le due città, e ne se ne fa portavoce senza averle mai vissute entrambe.

Serbo, bosniaco e turco si mescolano all’albanese, sulle strade e nelle case, tra vecchi e giovani. E finalmente un po’ meno inglese, che male non fa.

Associazioni giovanili locali, minuscole e numerosissime, formano una rete intrappolante ma estremamente stimolante, enorme potenziale nascosto dentro al paese più giovane d’Europa. Quell’energia portatrice di ottimismo sincero.

Sentirsi chiamare per nome da ogni bambino a cui hai dato un cinque distratto, essere conosciuti (e riconoscibili) nella città intera.

Passare un’ora a convincere il qebabtore del quartiere del fatto che la mancanza di carne non comporti necessariamente la sparizione automatica del pasto, e farsi dedicare il primo panino vegetariano della sua storia.

“Non ti preoccupare, ci sono Internationals anche a Prizren, posso metterti in contatto con loro.” Ma perché? No, grazie, io sto bene senza. Senza quei commenti pieni di giudizio e negatività, quella bolla che ti rinchiude portandoti inevitabilmente lontano dalla terra in cui stai vivendo. La terra in cui hai scelto di vivere. La scelta che dovrebbe portar con sé un’apertura spontanea alle sue facce e alle sue contraddizioni. Le facce e le contraddizioni con cui hai scelto di confrontarti.

Forse è proprio questo. Sentire di poter colmare almeno qualche centimetro di quella distanza che da troppi mesi mi pesa sulle spalle. Nonostante gli occhi puntati, i sorrisetti frequenti, i prezzi intenzionalmente raddoppiati, la lingua ostacolante, il pessimismo di alcuni momenti.

Lontananza avvicinabile, qui sì.

 

 

Valentina

 

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