I tempi lunghi della Cooperazione

Ci sono quei momenti in cui per qualche strano meccanismo mentale ti ritrovi a fare un rewind, un “fermi tutti, da dove ho iniziato?”. Le immagini e le sensazioni provate dal “Via!” iniziano, quindi, a susseguirsi e, una dopo l’altra, possono provocare un sorriso, un senso di nostalgia, di sorpresa o di turbamento talvolta.

Al mio recente rewind, che, per mia natura, sono solita fare con regolare candenza, non ho potuto non soffermarmi  sugli sviluppi e i cambiamenti che hanno coinvolto e stanno tutt’ora coinvolgendo sia me stessa, che le realtà che mi ciorcondano. Situazioni che sette mesi fa sembravano inaffronatbili ora sono ordinarie, relazioni difficili sono ora spontanee e naturali, linguaggi incomprensibili sensati e ordinari, missioni impossibili realtà in cambiamento. Sono piccole mutazioni, progressi, che se non ti ci soffermi non balzano agli occhi. Non ho costruito case, eliminato il problema della povertà nel mondo e reso ricchi i poveri, ma ciò non significa che il mio essere qui sia vano. La cooperazione  è un mondo per pazienti. E’ un mondo in cui il tempo non si calcola in ore; in cui la relazione vale più di un pezzo di carta timbrato (per quanto sia imprescindibilmente richiesto); in cui se vuoi verificare domani i risultati di ciò che hai fatto ieri cambia pure mestiere e se non sei disposto a “rimboccarti le maniche” e metterti in gioco in prima persona stai perdendo tempo. La cooperazione ha tempi lunghi, i tempi delle vite che coinvolge, direttamente o indirettamente e, nonostante ciò, non è detto che queste riescano a vedere  i frutti dell’operato di cui sono parte. Se il risultato finale è più importante del percorso che si fa per ottenerlo, è molto probabile che quest’ultimo ne verrà pregiudicato. Per questo, o credi in ciò che fai come i credenti credono in Dio, oppure, se ti aspetti di crederci solo quando potrai dire agli altri quanto sei stato bravo a realizzare il miracolo, lascia pure perdere.

ruzicaInsomma, dove sta il senso? Io credo che il senso stia nell’essere prima ancora che nel fare e in un fare condiviso piuttosto che nella mera iniziativa personale. “Siimo” dunque!.