Testa on, cuore on: action! Marciare per l’ambiente in quei di Bihać.

A metà ottobre  la postilla in una mail: “Ragazze riusciamo ad organizzare una marcia per l’ambiente a Bihać per la COP21?”. Una marcia? Sì, bello!! Ma come si fa?.

Inizia così e termina domenica 29 novembre con oltre un centinaio di persone che dalla piazza principale della città, sotto un sole che ha appena sciolto la prima neve, marciano sorridenti verso il parco dietro lo stadio dello Jedinstvo NK.

Uomini e donne, madri e padri di famiglia, lavoratori, ma soprattutto giovani, studenti e bambini. Tanti bambini sì, che inizialmente restii di fronte alle mie dita colorate, mi hanno circondata per avere il loro sole, fiore o nuvola disegnati sulla guancia. In una mano il palloncino colorato, nell’altra  un angolo di cartellone sintesi di un’istanza e si va! Si va a dimostrare che anche noi non restiamo immobili, che anche qui la Terra conta.

“Non fate costruire una centrale sul fiume Una!” apostrofa un anziano signore che incrocia sul marciapiede il nostro serpentone.  Guardo avanti e vedo i bambini,  colorati e divertiti, Haris con il megafono che li guida e la televisione locale che scatta foto. Mi guardo alle spalle e vedo gli studenti e amici a cui abbiamo rotto le scatole affinché diffondessero l’evento; ci sono tutti. Ci siamo quasi tutti e mi dispiace per chi non c’era, perché non sa la quantità di emozioni ed energia che si è perso.

Questa marcia è nata, non tanto e, non solo,  da mani esperte quanto da animi appassionati. E’ nata da uno scambio di idee tra noi di Ipsia e i membri delle associazioni che abbiamo coinvolto come partner (ABC e  il Parco Nazionale della Una).

Per tutto il periodo preparatorio, abbiamo fatto la spola tra un ufficio e l’altro, condiviso contenuti, accettato consigli e suggerimenti di chi più di noi conosce come funziona Bihać e i suoi Bisćani. Abbiamo  mediato tra ideale e realistico, tra leggerezza e creazione di significati che, seppur piccoli e semplici fossero incisivi, ma non abbiamo mediato sulla natura di questa marcia che volevamo fosse apolitica; una marcia di persone e non di simboli.

I cambiamenti di programma così come gli imprevisti, i ritardi e le piccole inadempienze sono state all’ordine del giorno ma di volta in volta, invece di gettare la spugna, ri-taravamo l’evento o rompevamo ancor di più le scatole. Ogni fatica è stata ripagata dal vedere un’idea comune prendere forma e soprattutto quella forma: giovane, gioiosa e, a dispetto delle più pessimistiche previsioni di tanti, numerosa.

Da quanta  felicità avevo in corpo, credo di aver ringraziato anche i canestri del campo da basket del parco in quella giornata, ma non c’è limite alla gratitudine per le cose belle e di valore. Hvala, grazie.

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