373 Giorni

È passato circa un mese dall’inizio di questo progetto. E sono passati esattamente 373 giorni dal 2 settembre 2014, giorno in cui ho iniziato a vivere in Romania. Sì, perché, poco più di un anno fa ero appena agli inizi del mio progetto SVE (Servizio Volontario Europeo); e nei mesi precedenti, conoscenti, amici e familiari mi chiedevano il perché della mia scelta: ‘Perché vuoi perdere un anno della tua vita facendo volontariato (quindi non pagato)?’, ‘Perché proprio la Romania?’, ‘Ma non ci sono progetti anche in Germania, Francia o Inghilterra?’ E in quel momento, onestamente, non sapevo neanch’io esattamente il perché. Era stata una scelta istintiva (soprattutto la scelta della nazione), l’unica motivazione era quella di cercare di dare una svolta alla mia vita. Il giorno della partenza, quindi, ero motivato ma pieno di incertezze (con mia madre che continuava a ripetermi che se non fossi stato soddisfatto dal progetto, dall’appartamento, dalla città, sarei potuto ritornare in Italia anche dopo un giorno e nessuno mi avrebbe giudicato…). Io, dentro di me, sapevo che in ogni caso (nel bene o nel male), questa sarebbe stata un’esperienza irripetibile: un anno all’estero facendo attività con bambini.

Ma dopo le incertezze iniziali, in realtà mi bastarono pochi giorni per innamorarmi della mia nuova città, Cluj-Napoca, e della Romania in generale (avendo spesso la possibilità di viaggiare nei fine settimana), del progetto e dei miei 7 coinquilini/colleghi internazionali.

Così, mese dopo mese, iniziai a coltivare dentro di me, la speranza di restare in Romania in qualche modo, ma non sapendo esattamente come…

Fino al giorno (ad aprile) in cui, casualmente, venni a conoscenza del progetto di Servizio Civile all’estero organizzato da Ipsia. Un anno in Romania, ma in una città diversa dal mio SVE (Ramnicu Valcea), facendo attività con bambini. Da quel momento non ebbi più dubbi, sembrava che quel progetto fosse stato scritto con l’intenzione di esaudire il mio desiderio di restare. Quindi, feci domanda. E quelle stesse persone dubbiose della mia scelta prima dell’inizio del progetto SVE, questa volta erano completamente d’accordo con la mia decisione. Aspettai, speranzoso, fino al giorno del colloquio (in cui ero in preda al panico). E alla fine, dopo giorni di attesa pieni di tensione, venni selezionato. Con la speranza di rivivere lo stesso tipo di esperienze vissute durante il mio progetto SVE. Decisi anche di concludere con un mese di anticipo il progetto a Cluj, in quanto il servizio civile sarebbe iniziato ad agosto.

Così, il 31 luglio lasciai Cluj. E il 2 agosto ero già a Milano per l’inizio della formazione del Servizio Civile. Un giorno di pausa, quindi. Giusto il tempo di tornare a casa per salutare la mia famiglia.

Il servizio civile stava per cominciare… Ma il primo giorno, ricordo, non fu facilissimo. Ritrovarmi, nel giro di 48 ore, con nuovi colleghi, nuova Ong, ma parlando di argomenti molto simili a quelli trattati durante lo SVE fu inizialmente difficile. Ma poi, tra abolizione di articoli della Costituzione (l’art. 11) grazie all’aiuto di Chiara, creazioni di grandi composizioni poetiche sotto forma di Petit-onze

(Qui potete ammirare in originale la mia composizione letteraria in un momento di grande ispirazione durante il periodo di formazione)

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e serate insonni con la mia compagna di stanza Vittoria a causa della rumorosità del nostro vicino di stanza ‘Van Gogh’, ho apprezzato ogni momento della settimana di formazione. Ma, dentro di me, non vedevo l’ora di partire…

Il giorno della partenza, non c’era la pressione e le insicurezze della prima volta, sentivo che non avrei avuto bisogno di ambientarmi, perché stavo tornando a casa…in quel momento, infatti, non sapevo ancora che mi sbagliavo, e di grosso!

Così, arrivato a Ramnicu Valcea e accolto da Serena e Sofia di ‘Bambini in Romania’, decisi di lasciare velocemente i bagagli nel mio nuovo appartamento, visitai un po’ la città e cenai fuori. E solo al mio rientro in serata nell’appartamento che ebbi la spiacevole sorpresa che segnò le mie prime due settimane di progetto: l’appartamento era infestato da scarafaggi (decine…no, centinaia!), formiche e insetti vari. Fu così che passai la mia prima notte completamente insonne, armato di (numerosi) spray anti-scarafaggi, cercando di ucciderne il più possibile. E la concomitanza, subito dopo il mio arrivo, delle ferie dei principali membri della mia nuova Ong (Inima pentru Inima), con conseguente ritardo nell’inizio delle attività, contribuì a farmi sentire solo.

E, in quel momento, iniziai ad avere dubbi e incertezze. A partire dalla città: il trasferimento da Cluj (città universitaria e seconda città della Romania per popolazione, nonché città principale della Transilvania, la regione economicamente più avanzata del paese) a Ramnicu Valcea (città più piccola, con un’età media decisamente più alta e con un livello socio-economico decisamente più basso) iniziò a farsi sentire. Stessa cosa il passaggio da un progetto di gruppo (8 persone da 6 nazioni diverse) ad un progetto in solitaria (dovuto alla rinuncia pre-formazione della mia collega inizialmente prevista).

Così, vista la condizione dell’appartamento e il ritardo nelle attività, decisi di tornare per qualche giorno a Cluj, dai miei amici, a casa. In quei giorni, ebbi la possibilità di recuperare il sonno perduto e riflettere su quell’inizio shock. E, inaspettatamente, sulle poche similitudini tra i due progetti (l’unica vera similitudine arrivava da mia madre che mi consigliava quotidianamente di tornare in Italia…).

Ad oggi, con il mio rientro a Ramnicu Valcea (dopo una disinfestazione e una lunga pulizia della casa) la situazione è sicuramente migliorata (anche se, naturalmente, non ancora perfetta). Ho anche iniziato le prime attività; per ora principalmente lavoro d’ufficio, aspettando di poter iniziare le attività con i bambini.

In conclusione: il progetto è iniziato seguendo le mie aspettative? No. Almeno non per adesso (vedremo in futuro)…ma questo non ha scalfito minimamente la mia opinione della Romania e la mia voglia di continuare a vivere qui. E sicuramente non ha cambiato la mia decisione di prendere parte a questo progetto. Ci vorrà solo più tempo del previsto per ambientarmi e sentirmi a casa. Ma vi aggiornerò su questo blog…o almeno ci proverò (nel blog del mio progetto SVE ho smesso di scrivere dopo 4 mesi, questa volta proverò a migliorarmi…).

La Revedere,

Mario

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