La presenza dei turchi in Italia

All’Istituto Italiano di Cultura di Istanbul (IICI) si è tenuta ieri la presentazione del libro Italia araba del Prof. di Storia Medievale all’Università di Bologna Alessandro Vanoli.

Un incontro appassionanate durante il quale l’excursus storico è stato raccontato a partire da immagini di splendidi beni culturali italiani in cui l’influenza turca è evidente, in Sicilia soprattutto ma non solo. Le inflessioni arabe qui toccano anche la lingua (basti pensare al detto usato in periodo di dominazione musulmana “madonna li turchi”) e la gastronomia.

Specificato che con il termine turchi si intendevano coloro che arrivavano dal mondo musulmano, levantini compresi (così come il termine mori indicava le persone che arrivavano dall’Africa settentrionale), è stato ricordato un dato fondamentale: quello dell’invasione normanna (827-1040/60 d.C.), cioè la dominazione musulmana in Sicilia. La Cattedrale di Palermo, che sorge dove prima si trovava una moschea, si caratterizza ancora oggi per una scritta araba su una delle colonne del protiro (unico esemplare non musealizzato rimasto in piedi).

La stessa Cappella Palatina di Palermo, costruita per celebrare Ruggero II, fa vivere questa influenza nonostante la religione cristiana del celebrato.

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Del primo periodo di dominazione normanna sono il Palazzo dei Normanni e S. Giovanni degli Eremiti; quest’ultima, di stile romanico, ha cupole rosse sulla cima e all’interno una struttura ad arcate sovrapposte come le moschee. Lo stesso colore delle cupole, maniera inventata nell’800, si pensava “suonasse” da Medioevo arabo.

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Questo schema era noto in tutto il Mediterraneo e venne quindi commissionato dagli Eremiti perchè rispondente al gusto dominante comune a tutta l’area. Le tecniche costruttive e le scelte artistiche erano le stesse in tutto il bacino. Artefici di questo incontro erano la manovalanza, i turchi e li mori, allora schiavi in Italia. Questi dominati erano loro stessi misti (nel senso di meticci).

Del periodo normanno è anche Il Palazzo Rufolo a Ravello, dotato di hamam come tanti dei palazzi di quell’epoca.

Del 1268 d.C. è il Chiostro del Paradiso di Amalfi.

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Con la presa di Otranto da parte dei sultani ottomani nel 1480 d.C. la paura dell’Oriente si impadronisce delle coste italiane. Per sperimentare questo senso di paura, ha detto il Prof. Vanoli, bisognerebbe avvistare le torri di guardia del Mediterraneo, in particolare quella tra Marche e Puglia.

Altra presenza turca è la testa di turco di Palazzo Bolognini (1525 d.C.), che insieme a quella di moro e altre lo caratterizza. In questo anno la paura nei loro confronti era considerevole; lo si percepiva nei libelli che annunciavano la fine del mondo, nell’annuncio dei predicatori, nella tensione respirabile nelle chiese.

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Altra rappresentazione di moro, quella del X sec. a Campo dei fiori (Venezia); il turbante (funduk o caravanserraglio) fu aggiunto dopo.

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Notevoli (forse la scoperta che più mi ha colpito) la Sala dei pavoni e la Sala dei gigli del Castello di Sammezzano (Firenze), ristruttrato in maniera orientalista nel 1880.

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Anche la rappresentazione degli spazi secondo un’idea museale orientale del Crystal Palace (in occasione di un’Esposizione Universale) è frutto di questa influenza.

Così nell’800 nacque la presunzione di poter dominare la conoscenza dell’Oriente e la tendenza a musealizzarla in archietture si fa sempre più frequente.

Ne è un esempio la Rocchetta Mattei di Ariola di Vergato, castello voluto dal conte Cesare Mattei con l’intento di farne un’opera d’arte per mostrare al mondo com’era bello l’Oriente.

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La breve presentazione del libro si è conclusa con approfondimenti richiesti dal pubblico, quali la Festa di Turchia di Moena (Trentino) che celebra ogni anno i Turchi che hanno aiutato il paese a liberarsi dalla dominazione straniera (non ci si ricordava quale); l’importanza della testimonianza scritta che possa durare nel tempo e testimoni quello che a volte solo le leggende fanno; la presenza ‘900esca dei Turchi nelle Alpi a partire dall’insediamento a S. Tropez (La leggenda dei mondi naviganti di Paolo Rumiz ne parla); la presenza più storica nelle aree ligure/piemontese; l’invasione dei corsari nell’isola di Tabarca, di fronte a Tunisi (per due secoli si tentò invano di combattere i corsari tunisini; o turchi, perlappunto, il cui pericolo nel ‘500-‘600 stava a sud, proprio in Tunisia, dove essi stavano ed erano combattuti da Carlo V).

Mi sono sentita a casa.

Güle güle.

Per approfondimenti: Andare per l’Italia araba, Rossini e le turcherie

La fonte di tutte le immagini e stata Google Images

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