Una Turchia che cambia!

Venerdi’ scorso io e Claudia abbiamo partecipato a una conferenza veramente interessante sui cambiamenti operati in Turchia dall’inizio del terzo millennio intitolata ‘Una Turchia che cambia!’ organizzata dall’Unione dei Religiosi e Religiose di Turchia (URT).

Si é trattato di un’intera giornata che ha visto ospiti e relatori professori universitari turchi e stranieri come Jean-Fançois Pérouse dell’Università di Galatasaray e direttore di IFEA, il sociologo Didem Danış e Hakan Yücel, sempre dell’Università di Galatasaray e Dilek Yankaya del CERI & Sciences Po. di Parigi.

I contenuti della Giornata hanno riguardato prevalentemente l’attualità turca, con un approccio di tipo demografico, geografico e socio-economico in mattinata e socio-politico e culturale per il programma del pomeriggio.
Alcune riflessioni interessanti sono anche emerse tramite le domande che i partecipanti hanno avuto modo di elaborare in piccole riflessioni in gruppi.
La traduzione simultanea in italiano ci ha permesso di capire perfettamente i temi affrontati. In questo articolo di blog, che necessariamente non puo’ essere lungo, riportero’ solo alcune parole chiave e i concetti che più mi hanno colpito e incuriosito, invitandovi caldamente a chiedermi l’intero report se siete interessati!

Il programma era cosi’ strutturato:

– Jean-Fançois Pérouse ha parlato prima della Turchia che cambia attraverso i dati e i fatti relativi alla demografia, all’urbanismo, alle infrastruture, all’economia e all’ecologia. Poi dei più deboli, gli «emarginati» di questa nazione che cambia, accennando a problematiche quali povertà, disuguaglianza, indebitamento.
Dopo una breve riflessione sull’importanza di leggere criticamente i dati fattuali, sulla -seppure minima- contestabilità che possono avere e sulla distanza critica che bisogna avere da essi, ha eplicitato e spiegato le 4 ossessioni europee sulla Turchia (che esprimono una nostra scarsa conoscenza del paese):

_l’ossessione dell’Islam
_l’ossessione delle minoranze
_l’ossessione dello stato autoritario
_l’ossessione terzo-mondiale, che inquadra la Turchia dal punto di vista sel sotto-sviluppo

Parlando di sindrome da Midnight Express (film del 1978).

Per quanto riguarda invece la seconda parte, quella riguardante gli emarginati, vorrei ricordare questo concetto: l’AKP ha effettuato un miracolo, quello dell’inclusione simbolica di popoli normalmente esclusi. Questa inclusione, nata inizialmente dai leaders politici e costruita attraverso i loro propri strumenti come la Carta nazionalistica, é anche immaginaria e caritativa, cioé che avviene prima di tutto attraverso una straordinaria comunicazione politica e mediatica e che comunque esclude coloro che non si riconoscono in questo modello politico.

– Didem Danış ci ha colpito con la sua riflessione sulla Turchia osservata come terra di passaggio, parlando quindi delle vie della migrazione e di rifugiati urbani.
La Turchia, che ha visto molti filoni migratori, a partire da quella musulmana dei muhacirs alla fine dell’impero (1930-40) é passata da una prima epoca caratterizzata fino agli anni ’60 da una politica di generosità e buon accoglienza (comunque caratterizzata da una gerarchia tra migranti…il che mi ha fatto domandare: quanto puo’ essere allora definita buona?) a una chiusura delle frontiere a partire dall’inizio degli anni ’90 quando i curdi furono costretti a lasciare l’Iraq e non trovarono aiuto da questa nazione.
Due sono poi le caratteristiche della migrazione degli ultimi 20 anni:
1. la diversificazione delle categorie e la presenza di nuove forme di migrazione (come quella degli africani sub sahariani e delle popolazioni dell’Est che arrivano dalla Georgia, che sono migrazioni possiamo dire più permanenti, di gente cioé che cerca di rimanere in Turchia, a quella degli studenti Erasmus -e non solo- che vengono a studiare qui per periodi sempre più lunghi a quella di pensionati europei soprattutto britannici che formano vere e proprie comunità praticamente satabili, in particolare nella località balneari).
2. la seconda caratteristica delle recenti e nuove migrazioni é stata definita come accavallamento delle categorie: gli studenti che rimagono in Turchia, con il tempo no lo sono più; cambia cioé lo status di immigrato.
I fenomeni conseguenti che le caratterizzano sono anch’essi due: vittimizzazione e criminalizzazione. Percezione questa che é aumentata con il movimento migratorio siriano degli ultimi due anni.

– L’intervento di Hakan Yüce titolava: Essere giovani in una Turchia polarizzata: Gezi e il dopo Gezi. Mi é rimasto impresso un dato che é stato riportato, che in «La gioventù del mondo» di Reyne Dominique emerge: la gioventù turca (che é molta, considerato che metà della popolazione ha meno di 29 anni) crede che la società ideale é quella in cui si condivide in maniera paritaria la ricchezza della nazione. Quindi non si tratta di una gioventù individualista!
Questo un po’ ha risollevato la mia opinione sul tema, perché l’esperienza del movimento Gezi Park -spesso descritto come solo movimento intellettuale-borghese-, altro faceva pensare vista la sua non continuità e il suo eco quasi nullo, che al momento tiene vivo qualche Forum di quartiere.
E qui un po’ si ritorna alla premessa iniziale di Jean-Fançois Pérouse sul leggere criticamente i dati fattuali.

– Infine Dilek Yankaya ha concluso la conferenza trattando della società che cambia: «Le vecchie» élite e la nuova borghesia conservatrice. Una prospettiva diversa con cui leggere la storia a cui non avevo mai pensato é stata quella fornita subito come premessa: studiare le élite ci mette nel cuore del cambiamento e da la possibilità di metterci nella prospettiva degli attori che formano il cambiamento.
Non so, forse ho sempre creduto il contrario. Che il cuore del cambiamento fosse il popolo, a partire dal comportamento individuale di ciascuno. Come dice anche De Gregori.

Questi sono solo alcuni dei tanti spunti che abbiamo raccolto. Se siete curiosi e volete capirne anche voi di più di questo stato che non smette di affascinarmi per la sua bellezza e particolare storia, non esitate a scrivermi.

Güle güle

blog 6

Cöp atmayniz, Non gettare la spazzatra

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...