I “MIEI BAMBINI”


Le luci si spengono e lo spettacolo inizia. Pinoku (Pinocchio in albanese) è in scena e i piccoli teatranti si mettono all’opera. Loro sono i bambini dei campi rom dei “Baqellec”, “Skend” e “Illiria” nel circondario di Scutari che animano la sala e divertono il pubblico con le loro piroette e gli skech … L’emozione è fortissima ed è  il coronamento del lavoro effettuato per due settimane dai Teatri del Mondo, progetto itinerante della compagnia di Porto Saint’Elpidio. Nel villaggio della Pace, dove Suor Riccarda, dal carattere vivace e il brio siciliano, raccoglie e raduna decine di bambini per farli andare in una scuola da lei formata insieme al lavoro di insegnanti volontarie che si dedicano ogni giorno a loro. Durante lo svolgimento delle attività, ogni mattina i teatranti della compagnia realizzavano workshop con i bambini in vista dello spettacolo da realizzare.

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Per me le attività sono state l’occasione di rivedere quelle piccole pesti che ho incontrato per la prima volta durante i campi di animazione realizzato con i bambini rom a Scutari e che speravo un  giorno di poter rivedere tutti insieme di nuovo. Per me è stato un amore a prima vista nei loro confronti e ritornare, fare il tour di tutti riabbracciarli scherzare insieme è sempre una gioia che non so spiegare. Ogni volta speravo che sbucassero da un angolo della città. Da Soni che passa con il carretto per trasportare il metallo vecchio e ti suona, a Marjana che ci viene a far visita in ufficio con Maria che mi ha voluto regalare la sua collana in segno di affetto o a Razim che mi dice “shok ime” (amica mia) e vuole sempre fare la gara di braccio di ferro e come al solito perdo sempre io oltre a volerti insegnare qualche parola in romanì con risultati ovviamente disastrosi (visto il “mio dono” per le lingue straniere), a Berti che ormai è diventato il “capo del gruppo” e deve sempre mostrare il suo lato da bulletto ma dopo ti fa l’occhiolino e ti abbraccia, alla decina di bambini del campo di “Skend” che ti bloccano mentre cerchi di fare una corsetta lungo il lago. Ormai sono diventati una presenza fissa nella mia routine quotidiana e rimango sempre stupita delle loro dimostrazioni di affetto. Per questo motivo loro sono i “miei bambini”  e quando li ho visti esibirsi è stato un po’ come vedere i propri figli alla recita scolastica che con orgoglio inciti, chiami, esagerando a volte con fischi, urla e grida come in un coro da stadio anche perché volevo “fare baccano” per sopperire alla mancanza dei loro genitori durante l’evento. Forse ho una visione utopistica e irrealistica perché durante l’evento conclusivo mi avrebbe fatto piacere la partecipazione dei loro genitori nel sentirsi orgogliosi dei propri figli nel vedere la loro bravura, la loro capacità reattiva e creatività. Basta veramente poco per creare quel dialogo e quel ponte che forse solo il medium artistico a volte fa fare. Per me è stata la dimostrazione e la conferma come con piccole attività quotidiane si possa fare molto di più che progetti su larga scala. Durante le prove ho visto fare passi da giganti da un giorno e all’altro nell’apprendimento di tecniche e metodologie teatrali. La questione dell’apprendimento e dell’istruzione è sempre uno degli argomenti scottanti e sentire come anche un ulteriore problema non è solo rappresentato da genitori che non lasciano andare a scuole i propri figli ma anche l’accettare in un sistema scolastico ragazzi troppo grandi e che non hanno seguito l’iter scolastico. Per i ragazzi tra i 10 e i 16 anni non esiste nessun inserimento scolastico e pensare a corsi “bottega-lavoro” potrebbe essere un’opzione per facilitare un inserimento lavorativo. Per me le distinzioni tra Rom, Egytian e altri gruppi non esistono ne so troppo poco per poterle distinguerle, loro  per sono solo bambini che vogliono divertirsi e imparare.A volte mi chiedo che cosa rimarranno nelle menti e quali ricordi di queste attività avranno quando saranno cresciuti e se sono stati fieri e felici di averle fatte e se hanno voglia di continuare a farne altre … Intanto l’evento si è concluso ma forse non è la fine ma l’inizio qualcosa di più per non fare cadere nel vuoto attività che possono essere sostenibili con poche risorse materiali ma tante risorse umane.

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