Aspettando le piogge…

Sono già passati sette mesi dall’inizio del servizio civile e forse ancora non me ne rendo davvero conto, tanto il tempo è volato.
È volato e sta volando via tra tante avventure, difficoltà e imprevisti che sono diventati ormai il nostro pane quotidiano: comunicazioni non sempre agevoli e connessioni internet “ballerine”, corse in matatu o pedalate su strade polverose e sotto il sole cocente, bucati fatti a mano e molto altro.

Queste ultime settimane ci hanno messe un po’ alla prova dal punto di vista fisico e abbiamo provato sulla nostra pelle quali sono le sfide che la comunità della zona vive periodicamente. Abbiamo toccato con mano cosa significhi la siccità, cosa significhi vedere interi campi secchi e aree di bosco aride, coperti solo di terra brulla e polverosa e abbiamo visto il fiume in secca, senza quasi più nemmeno un filo d’acqua. Sono tante le famiglie che hanno faticato per la mancanza di acqua per coltivare, o anche solo per mangiare, e la sofferenza si è vista sulla faccia di tanta gente intorno a noi.
Per tante settimane abbiamo condiviso con queste persone le sfide di una natura che non sempre ci è parsa amica: giorni caldi, caldissimi e davvero torridi, polvere ovunque, sulle strade, nelle case e su di noi. Ma, allo stesso tempo, abbiamo apprezzato e ci siamo stupite molto di questa natura, implacabile ma assolutamente stupenda e “nuova” per noi: credo di non aver mai visto un sole del genere, un sole quasi implacabile, possente, capace di regalare una luce e colori che noi, altrove, forse non conosciamo.
Sabato scorso, nella notte, la pioggia è arrivata, forte, bella e violenta: mi sono svegliata per il rumore dell’acqua scrosciante e non ho potuto che sorridere di gioia, pensando che finalmente era arrivata la benedizione che tutti noi aspettavamo da tempo. Non avevo mai provato una sensazione del genere, attendere con ansia la pioggia e gioire sinceramente per il suo arrivo: forse perché ho capito che non è soltanto pioggia, ma sostentamento e ragione di vita e speranza per centinaia di famiglie, diventate mie vicine di casa in questi mesi.
Anche la Meru Herbs inizia a tirare un sospiro di sollievo grazie all’arrivo delle piogge: si torna a seminare nei campi e si dà avvio ad una nuova stagione produttiva e a nuovi raccolti di camomilla, carcadè e frutta. Tuttavia, dopo un inizio incoraggiante, da qualche giorno le piogge sono già “scomparse” e si spera che non sia stato solo un falso allarme e una vana illusione.
Intanto, le attività della cooperativa e dei suoi dipendenti proseguono: prosegue la preparazione dei prodotti da inviare ad Altromercato in Italia a fine mese e si inizia a pensare all’organizzazione del nuovo ordine per la Gran Bretagna: per la prima volta nella storia, infatti, Meru Herbs invierà i suoi prodotti nel Regno Unito, grazie alla nuova partnership con Traidcraft, e questo è sicuramente un grande e importante motivo di orgoglio per tutti.
Avvertiamo come questo sia un periodo di fermento, un periodo in cui siano tante le cose che “bollono in pentola” per la Meru Herbs: nuovi ordini, nuovi partner, nuovi progetti e nuove partecipazioni. L’ultima grande novità è stata la presenza di Peter, tecnico macchinista della tea factory, a Terra Madre – Salone del Gusto di Torino, la settimana scorsa, durante la quale la Meru Herbs Italia Onlus ha allestito uno stand per la vendita dei prodotti. Più che per le vendite, la partecipazione a questo evento ha costituito l’occasione per ribadire il forte carattere di internazionalità che Meru Herbs ha sempre perseguito – carattere originale in una realtà chiusa come il nostro villaggio. La partecipazione di Peter, quindi, si inserisce perfettamente all’interno della filosofia di Meru Herbs che, nella convinzione che viaggiare apra la mente e che questo possa portare solo vantaggi alla cooperativa, ha sempre cercato di coinvolgere lo staff, tutte persone della zona, in viaggi e incontri con realtà diverse.
Tutto questo ci appassiona, ci rende partecipi e ci fa sentire questo progetto sempre più “nostro”.
Sette mesi sono passati, dunque, e solo quattro ne rimangono. Non possiamo fare a meno di riflettere su quanto questa esperienza ci stia dando, quanto ci stia cambiando, come percepiremo la nostra vita quando torneremo a casa. L’idea di tornare, noi diverse, in un posto che ben conosciamo e che probabilmente è rimasto sempre uguale a sé stesso, fa paura: riusciremo a ritrovare noi stesse all’interno di quelle dinamiche che abbiamo lasciato quando siamo partite? E poi, in fin dei conti, reinserirci nella vita di prima è proprio quello che vogliamo? Nonostante la nostalgia di casa, di famiglia e amici che a volte si fa sentire, non possiamo fare a meno di porci queste domande.
Sappiamo che è normale – che, anzi, viaggiare e fare esperienze di questo tipo è importante proprio per imparare a mettersi in discussione. E allora non ci facciamo spaventare, ci sentiamo più forti di prima e accoglieremo le svolte della vita con curiosità, entusiasmo e tanta voglia di metterci alla prova.

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