PENSIERI DI VIAGGIO

Sto viaggiando. Sto viaggiando in un percorso temporale anziché fisico. Tutto è un emozione che continua a mutarsi anche nel tempo in cui paio immobile. Il tutto si protrae verso una coscienza che ogni giorno si delinea più chiara e definita”

Al ritorno da uno dei miei ultimi viaggi fisso il finestrino del machimbombo (trasporto pubblico locale)  che velocemente mi sta riportando ad Inhassoro. Banalmente scruto il cielo africano che accompagna i miei pensieri. Come compagno di viaggio mi ritrovo uno studente, con il quale scambio qualche rapida conversazione sul suo andamento scolastico e sulla città di sua provenienza, poi, torno a focalizzarmi sull’orizzonte celato dal finestrino. Ritrovo il cielo proprio dove l’avevo lasciato.

Azzurro, soleggiato e colmo di nuvole, che mi paiono rincorrersi  spensierate.

Per gioco, mi concentro sui particolari e provo a paragonare tutto questo al cielo e ai segnali che avrei ritrovato in esso al ritorno da una qualsiasi scampagnata in montagna fatta nel mio cuneese. Le immagini sono opposte, cosi come lo scorrere delle cose, che qua pare più veloce, fragile e del tutto volubile.

In alto le nuvole si inseguono alla ricerca di una tempesta perfetta con la quale saziare la terra ormai arida, rossa e infuocata. Il sole alto e bianco sovrasta il cielo, controlla lo scandire del tempo e a suo piacimento regola luce, calore, energia e sudore.

Tutto si muta velocemente, l’equilibrio è precario, legato ad un filo (magari rossi come la terra). Misero è il tempo delle nuvole per unirsi e dare avvio ad un temporale.

Nel cielo infondo vedo la vita e nelle nuvole la gente africana.

Chissà se reggerà il paragone.

Mi pare infatti che il più della gente qua  rincorra speranze legate a correnti sconosciute e ad esse aggrappi parte della vita, della loro famiglia e comunità. Tutti assieme lottano e le rincorrono ben sapendo che da esse dipenderà il loro beneficio col quale saziarsi, in attesa di un altro temporale.

Il loro tempo, quello della vita, intanto scorre veloce e legato a forze superiori che dall’alto, a piacimento, decidono quando far calare il buoi.

Il viaggio continua e i pensieri mutano.

Abbasso lo sguardo, vedo terra rossa incandescente, alberi immensi, ma del tutto spogli, spiccare nell’infinità di arbusti che caoticamente saturano il resto dello spazio.

Una sola strada taglia la natura in due immagini perfettamente simmetriche.

Questo è il paesaggio alle porte di Inhassoro. Al panorama si aggiungono figure, suoni ed odori che impreziosiscono la visione della torrida pianura. La somma è un qualcosa di paesaggisticamente e umanamente perfetto.

Il primo addendo è la vita, quella vera e primaria, quella delle radici più profonde.

In tutto questo calore e colore appaiono gruppi di pagliote (case di paglia tipiche del luogo), posizionate agli estremi di ipotetici cerchi contenenti scene di vita e umanità di cui ogni uomo dovrebbe prendere coscienza. Il cortile è il cuore della vita famigliare e comunitaria dell’Africa.

DSCN1489

Qua avviene tutto il raccontabile, tutto il possibile e anche l’immaginabile. Fatiche, sofferenze, sorrisi, tradizioni  nascono e crescono all’interno di questo spazio circolare. Al di fuori restano solamente i commenti, i giudizi e le morali più o meno lecite su questa gente. Al loro interno si balla per cancellare la disperazione mentre da noi, al contrario, ci si dispererebbe per il solo fatto di non saper ballare.

Fasci di luce tagliano le nuvole che intanto mi erano sfuggite e che, nel frattempo, hanno riempito il cielo. Il mio animo vaga, si rilassa, e finalmente la mente si libera.

La semplicità è la base di questo angolo di mondo. Per questo forse risulta a noi cosi tanto difficile. Ogni cosa si riconduce ad una logica semplice e basilare. Ogni pensiero, per noi complicato, ha radici di sopravivenza facili, chiare e definite dal ciclo della vita. A questo noi non siamo più davvero abituati. La complessità è il nostro mondo e la naturalità delle cose spesso ci spaventa.

I miei giudizi si rincorrono tra loro, proprio come le nuvole nel cielo che ormai minacciano di esplodere in una tempesta.

“ Rosseggia l’orizzonte” e io mi chiedo se ogni lampo scagliato dal cielo rappresenti una vita salvata, un ragazzo educato, una pagnotta procurata o un sorriso ritrovato.

3

Chiara è la conclusione di questo mio personale pensiero.

Ad oggi,  molte di queste persone che circondano la mia vita quaggiù si affidano alla luce che passa oltre la tempesta per giungere sulla terra, a qualche goccia d’acqua o lampo con cui scuotere la propria esistenza normalmente destinata all’aridità.

In tutto questo trambusto e caos io infondo spero semplicemente di essere in qualche modo un fascio di luce. Ovviamente conscio del fatto che per la legge della rifrazione probabilmente assorbirò io stesso più luce ed energia rispetto a quanto realmente ne possa rilasciare e trasmettere a questa terra. Terra rossa, dura e cruda ma semplice e naturale. Terra di balli, danze e a quanto pare domande esistenziali.

Gabriele

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