Pensieri, vecchi e nuovi, da un luogo fuori dal tempo

Riprendendo alcune considerazioni che avevo buttato giù prima di partire per l’Italia, provo a scrivere un articolo per conto mio perché forti sono le sensazioni provate nell’ultimo periodo.

Abbiamo scoperto delle cascate incantevoli, ci siamo improvvisate etichettatrici di marmellate e sgusciatrici di carcadè, abbiamo raccolto camomilla e piantato pomodori e ci siamo inserite nel contesto ogni giorno di più.

Abbiamo consolidato una quotidianità che ci dà stabilità e ci fa sentire a casa, con le giornate che corrono via tra mille impegni e pensieri diversi, tra il lavoro per la cooperativa e quello per l’Italia, nonché il lavoro di metabolizzazione della realtà che, a volte, si impone nelle nostre vite quotidiane e ci destabilizza.

Le cose che vediamo ogni giorno, soprattutto, mi rimangono impresse nelle pupille come mai mi era accaduto prima.

Ho visto un tizio in bicicletta, attaccato con una mano ad un camion, che si faceva tranquillamente trasportare su per una salita. Ho visto dei piccoli cuccioli d’uomo curvi sotto il peso della catasta di legna che stavano trasportando sulla schiena o dei barili d’acqua che portavano sulla testa, ma anche sotto il peso di zaini più grossi di loro, andando o tornando da scuola mentre camminavano da soli lungo la strada, come fossero adulti poco cresciuti. Ho visto i bambini più grandi prendersi cura di quelli più piccoli, bambine tenere in braccio i fratellini come fossero figli, e altre solo un pochino più cresciute tenere in braccio figli che avrebbero dovuto essere fratellini.

Ho visto una donna, un’amica, con la faccia livida per le botte ricevute dal marito, tornato a casa ubriaco una sera. Ho visto la rassegnazione negli occhi suoi e di tutte le altre donne che le erano intorno.

Ho visto uomini che dormivano sul ciglio della strada, donne che dormivano sui banconi del mercato, bambini che giocavano con uno pneumatico o con una macchinina fatta di bottiglie di plastica. Bambini pastori, tanti, che percorrono chilometri e si prendono cura delle capre o delle mucche, passando l’intera giornata all’aperto, in solitudine. Che genere di pensieri può fare quel bambino? Cosa si pensa quando non si ha nessuno con cui parlare?

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Bombardati..di emozioni!!

Siamo bombardati di emozioni. Il rientro in Italia, previsto per luglio per un periodo di formazione intermedia per noi volontari del servizio civile, è arrivato. E il primo traguardo è stato raggiunto, due mesi e mezzo in Africa, a lavorare in un contesto del tutto diverso, con persone e colleghi nuovi, con un coinquilino quasi sconosciuto ma davvero prezioso, con un clima stravolto e le onde del mare di sottofondo. Carica di pensieri sono arrivata in Italia dopo un viaggio di 24 ore, ho riabbracciato la mia famiglia e provato un’emozione fortissima nel rendermi conto che la mia nipotina di un anno ancora mi riconosce ed esprime immenso affetto per la zia. Giorni intensi: amici, parenti, tanti saluti, abbracci e racconti sul Mozambico, sulla mia esperienza, sulle difficoltà e sulle gratificazioni di questa nuova avventura. Giorni in cui, basta poco per riabituarsi agli agi del nostro vivere quotidiano ma sempre con un occhio rivolto verso quello che c’è aldilà dell’equatore. Giorni brevissimi, di acquisti e di valige per poi ripartire alla volta di Milano ed incontrare tutti gli altri volontari che stanno trascorrendo il loro periodo di servizio civile in altri paesi del mondo. Un’emozione grande rivedere tutti i compagni di avventura, quelli che nonostante la lontananza possono capirti meglio di chiunque altro, abbracci che dimostrano condivisione e vicinanza. Per un attimo non sembra neanche di essere in Italia: siamo con il gruppo del servizio civile al completo, il dove non importa! La formazione intermedia diventa così, giorno per giorno, un momento importantissimo, l’ascolto e la condivisione di elementi positivi ma anche criticità legate alle nostre attività, sono preziosi e fondamentali per aggiustare il tiro per il nostro lavoro futuro e per ricordarci, ancora una volta, che non siamo soltanto noi a lavorare in Mozambico, ma che facciamo parte di un progetto molto più grande, al quale anche tanti altri stanno lavorando.

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