La gioia per le piccole cose

Dopo tre settimane dall’arrivo in Mozambico, il numero di sensazioni provate e l’intensità di vicende accadute sono tali da riuscire ad alterare la percezione dei giorni passati qui ad Inhassoro. Ad oggi, risulta difficile spiegare questa “alterazione” temporale, probabilmente causata dalla quantità di informazioni  e novità registrate in così poco tempo. Si è passati in breve dalle celebri emozioni cosidette “on the road”, dovute al viaggio e alla scoperta di nuovi orizzonti (in parte simili a quelle provate l’anno passato quando ho scoperto questa realtà per la prima volta), a quelle legate all’idea di permanenza in un nuovo ambiente ancora non del tutto definito.

Ecco che allora, superato un breve periodo d’inserimento nel contesto, è avvenuto un primo importante cambiamento psicologico che ci ha portati a totalizzare quella che è e che sarà la vita in questo straordinario angolo del Mozambico.

A poco a poco si realizza che si dovrà convivere con una nuova realtà fatta di nuovi ritmi, abitudini, problemi e soddisfazioni totalmente differenti e impensabili nella società europea. Le più evidenti sono sicuramente la durata della giornata, i nuovi cibi, le modalità di lavoro, la difficoltà di affrontare ogni piccola questione burocratica, la consapevolezza del nostro impatto in un mondo che non ci appartiene, il costante e imperterrito rimbombo della musica con i vibranti canti accompagnati dai balli tradizionali, la sovranità del mercato, l’importanza della luce e dell’acqua nella vita di ogni giorno e, per ultimo, lo straordinario tramonto che introduce il profondo buio delle notti africane.  Ciascuno di questi temi sarebbe degno d’incantevoli documentari, o d’interi capitoli di libri antropologici o ancora, di riflessioni inserite in fantastici romanzi come quelli di Josè Saramango, capaci di non far staccare mai gli occhi del lettore dalle pagine del libro.

Da tutte queste informazioni la mente viene inondata costantemente, fino al termine della giornata lavorativa quando, davanti gli immensi tramonti che ogni sera il sole offre sulle infinite spiagge bagnate dall’Oceano Indiano o lungo le distese del mato, giunge il momento di raccogliere e intrappolare tali input per poi cercare di rielaborarli in un proprio pensiero o punto di vista.  I suoni, le immagini, le persone e i colori, che creano gli splendidi panorami del luogo, aiutano a compiere tale operazione, lanciando messaggi capaci di trasmettere l’importanza della calma e della stasi davanti ad un processo di inserimento in un ambiente così nuovo come quello africano.

In modi differenti, la natura pare cosi suggerirti risposte, affermazioni e fantastici proverbi come quello che da giorni risuona nella nostra testa: “se a fine giornata hai fatto almeno una delle cose che volevi fare, allora quella è una buona giornata”. Tra tutte le novità, quella riassunta nel proverbio è probabilmente la più estranea e di difficile comprensione agli occhi di ogni cittadino europeo, data la profonda diversità rispetto alla nostra società.

Praia de inhassoro

Il divario tra molte concezioni si presenta fin dal primo momento in cui si mette piede in questa terra e si riflette, in primis, sulle modalità e sulle abitudini lavorative. Tale diversità rende estremamente dispendioso, ma molto interessante, il  lavoro che stiamo svolgendo nella scuola, soprattutto quando risulta difficile o quasi impossibile effettuare quelle che in Italia sarebbero semplici e banali operazioni quotidiane.

In poco tempo queste difficoltà ci hanno fatto dimenticare le grandi aspirazioni volte al raggiungimento di importanti risultati lavorativi e, al contrario,  sono state capaci di farci comprendere il valore del nostro sostegno e della nostra presenza in questa scuola. Ad Inhassoro (cosi come a Maxixe, Maputo o Beira), non importa tanto se ognuno di noi riesce nel proprio dovere, ma piuttosto conta la nostra presenza e il sostegno che, giorno per giorno, ci portano a provare e condividere gioie per un  successo o smorfie  d’insoddisfazione se qualcosa non va come dovrebbe (ad esempio è già capitato di trovarsi in ufficio a festeggiare animatamente coi propri colleghi per l’arrivo dalla capitale di un toner che consentirà il funzionamento della macchina fotocopiatrice per altri 4 mesi, oppure ci si preoccupa e rammarica per l’impossibilità di contattare i fornitori dei pezzi di ricambio della macchina da riparare).

Il breve periodo trascorso nella scuola Estrela do Mar ci ha quindi già trasmesso uno dei più grandi insegnamenti africani: la soddisfazione per le piccole gioie e le conquiste di ogni giorno. Tale sentimento, col tempo, diventerà sicuramente sempre più nostro e sarà parte del bagaglio culturale che, assieme a tanti affascinati ricordi, questa esperienza ci regalerà. Carichi ed entusiasti, siamo finalmente pronti ad affrontare questa “piccola” ma tanto “grande” sfida africana.

 

Gabriele Tardivo  Margherita Aldrighetti

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