Alla scoperta, camminando è meglio!

Eccoci di ritorno a casa, stanche ma soddisfatte di questa bella giornata che ci ha portato, dopo una lunga camminata, ad ammirare un paesaggio mozzafiato: il punto in cui il fiume Kithino si immette nel fiume Mutonga.

Il motivo della gita era di andare a visitare una contadina e la sua shamba (campo coltivato) e farci spiegare da lei come riesce a produrre i pomodori, che in questa zona incontrano tante difficoltà. La Meru Herbs, infatti, vorrebbe aprirsi a questa coltivazione per la produzione dei sughi e per differenziare la propria offerta: circola, ad esempio, l’idea di iniziare ad esportare pomodori secchi sott’olio, sul mercato italiano ma non solo.

La giornata non è iniziata sotto i migliori auspici: ci siamo svegliate con un cielo nuvoloso e l’aria carica di pioggia. Il capo del dipartimento agricoltura, Joseph Mwai, non sarebbe quindi venuto con la moto e non eravamo sicure di come saremmo potute andare, e nemmeno se sarebbe stato il caso. Riflettendo insieme a lui, abbiamo alla fine deciso di andare lo stesso, e di andarci a piedi: la distanza che ci aspettava era di almeno sette/otto chilometri all’andata e altrettanti al ritorno, ma la giornata era fresca e abbiamo deciso di tentare l’impresa.

Dunque si parte. Salutiamo tutti sotto gli sguardi un po’ divertiti e un po’ allarmati perché scettici sulla resistenza di queste due wazungu, forse troppo pallide per affrontare il sole che, a volte, fa capolino tra le nuvole. Ma le due bianche danno degna prova della loro resistenza! L’andata è scivolata via liscia come l’olio, complici il panorama spettacolare di colline, montagne e alberi di ogni tipo, le chiacchierate piacevoli con i nostri compagni (Mwai e Florence del dipartimento agricoltura e Travis, un ragazzo americano nostro vicino di casa e volontario nei peacecorps) e le persone e i bambini che ci salutavano tutti divertiti. Ogni collina che sembrava abbastanza raggiungibile diventava la nostra prossima meta – abbiamo collezionato diversi luoghi da visitare e scalate da affrontare nell’arco di quest’anno!

Dopo un’ora e mezza di cammino, finalmente arriviamo a casa di Junisia Gatiria Kiore, una signora molto dolce e gentile che coltiva il proprio terreno, particolarmente vasto e ricco di coltivazioni, generalmente da sola e saltuariamente aiutata dal marito, quando non lavora, e dai suoi quattro figli, quando non sono a scuola. Ogni volta che chiedevamo come facesse a sostenere tutto quel lavoro solo sulle sue spalle, rispondeva “it’s for school fees” (lo faccio per le rette scolastiche).

Accanto alla casa, di cemento e con tetti di lamiera, molto pulita e tenuta con cura, c’erano i recinti per gli animali, tre mucche e sette capre, superati i quali iniziava la foresta: alberi di papaya, mango, banani, pigeon peas, canne da zucchero e passion fruits dominavano la collina circostante, con un’abbondanza e una varietà di verde da riempire gli occhi. In sottofondo, il rumore costante e rassicurante del fiume in piena, che passa proprio alle pendici della collina. Arrivati verso il confine della proprietà, sotto un grande albero, la signora ci fa vedere la nursery dei pomodori, in cui fa crescere la piantina finché non diventa abbastanza forte da poter essere trapiantata lì vicino. In mezzo ad altri alberi di papaya, ecco infatti che spuntano i pomodori – e comincia la spiegazione, a cui fa seguito una merenda a base di chai e banane.

Dopo averci regalato un po’ di frutta e un pezzo di canna da zucchero ognuno, da rosicchiare per ottenere energia e tante carie ai denti, proseguiamo il nostro percorso verso l’incontro dei due fiumi e le cascate adiacenti. Poco più avanti, infatti, ci lasciamo il sentiero alle spalle e ci inoltriamo in mezzo a bananeti e campi di granturco alti quanto noi finché la vista non si apre a un paesaggio emozionante: poco più in basso, due fiumi in piena, turbolenti e color della terra, si incontrano e si scontrano con un fragore che rende impossibile sentir parlare una persona a due metri di distanza. La forza della natura e l’abbondanza della vegetazione, accompagnata dalla vista di un gruppetto di bambini e ragazzi che nel frattempo si è accodato alla nostra spedizione, ci lascia per un po’ senza parole. Dopo il primo momento di ammirazione, ci lanciamo alla scoperta delle cascate, sotto la guida attenta ed esperta di Mwai, scendendo sui massi in riva al fiume per vedere più da vicino. Sembriamo tornati bambini: Travis, il più coraggioso di noi, si lancia da uno scoglio all’altro, accanto alle cascate impetuose, con grande apprensione soprattutto del nostro accompagnatore.

Dopo aver fatto il pieno di immagini indimenticabili, decidiamo di intraprendere la strada del ritorno: ci aspetta un lungo cammino, reso più difficile dal sole – che nel frattempo si è imposto forte e alto nel cielo – e dalla pendenza del sentiero, stavolta a nostro sfavore. Le due ore che seguono, infatti, sono un po’ più silenziose dell’andata e sembriamo non arrivare mai! Per fortuna le prese in giro di Mwai nei nostri confronti ci fanno distrarre e così, rossi paonazzi per la fatica e perché bruciati dal sole, arriviamo finalmente a casa, dove ci aspettano della frutta, acqua fresca e un po’ di riposo: le ricompense migliori per alleviare il caldo e la fatica.

Cinque ore di cammino ininterrotto, di incontri, chiacchiere e paesaggi spettacolari: la nostra missione di conoscenza del luogo sta andando avanti, lentamente e faticosamente, ma, come dice il saggio Mwai, “you cannot get a good thing in an easy way”!

Camilla e Daniela

 

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