Prima settimana a Istanbul

Eccoci. Abitiamo proprio lì, sotto la torre di Galata. Un ottimo punto di riferimento per non perdersi nella grande città. Lì, su uno dei sette colli, che quasi ci fa sentire a Roma.

La foto è stata scattata con la Moschea Nuova alle spalle, dall’accesso meridionale al ponte di Galata: l’ultimo (o primo) dei tre con cui si può attraversare il Corno d’oro. Quella ramificazione del Bosforo che divide il lato occidentale della città in nord e sud.

Abitiamo lì, nel quartiere genovese e abbiamo i gabbiani sempre sopra la testa.

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Alla piccola casetta in cui alloggiamo ci si può accedere in due modi: dalla porta nelle mura che chiudono il complesso della parrocchia Ss. Pietro e Paolo (nessuna chiesa in Turchia può avere accesso diretto sulla strada), oppure attraverso il portone di un condominio dal cui atrio si può raggiungere tramite una porticina il giardino del convento in cui vive Apollonia, una bella tartaruga da terra. E da qui, poi, la casa.

Potete capire che tutto profuma di poesia.

In entrambi i casi, l’accesso alla casa avviene da una delle vie più calpestate di Istanbul. Ciotolata, in pendenza, piena di gatti e negozi musicali.

I nostri diretti vicini di casa, che ci accolgono, sono cinque frati domenicani; dall’altra parte della strada una scuola turca e poco più avanti un liceo austriaco in cui lavora una delle volontarie di una rete di servizi sociali presso cui svolgeremo qualche ora di servizio.

Inizialmente buona parte del lavoro sarà effettuata presso la biblioteca dei domenicani, accessibile (per ora su prenotazione) anche al pubblico e il cui nucleo principale è situato nell’edificio che una volta ospitava il convento, dove a fine 1700 – inizio 1800 trovarono sede uffici notarili francesi e durante l’impero ottomano la Banca Centrale Turca.

Questa prima settimana l’abbiamo così dedicata a sistemarci nella casetta; a conoscere un pò la città, maneggiando cartine e leggendo sulle guide le prime curiosità da scoprire -soprattutto culinarie, che novità!-; a incontrare alcune delle persone che ci faranno compagnia in questi dieci mesi; a condividere con i frati la preparazione del triduo pasquale. In particolare ci siamo occupate della pulizia del cero e della piccola ala a volta -del milleetrecento- del complesso parrocchiale, in cui stamane al termine della messa (celebrata nelle sue diverse parti in italiano-turco-inglese e francese) si è svolto un piccolo rinfresco allietato dalla presenza del coro bergamasco giovanile “Gli Harmonici”.

Güle güle.

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