1740 chilometri

La mia riflessione più profonda di questo mese è 1740.

Una cifra approssimata e bizzarra, la cui unità di misura è il chilometro.

È un numero interessante e, per quanto discutibile sull’ordine di grandezza, fondamentalmente parla di momenti, incontri e riflessioni. Alcune condivise, altre maturate lungo il tragitto in sacro silenzio. Il tutto su strada, nel limbo tra un punto di partenza ed uno di arrivo nel cui mentre si dispiega il viaggio. Viaggio sempre diverso per tipologia, protagonisti e percorsi.

“Viaggio di lavoro”, che ti porta da un villaggio turco al confine macedone in compagnia di due consulenti e delle loro impressioni, osservazioni e considerazioni sulla giornata lavorativa condita dalle loro esperienze ed attività, prezioso materiale di confronto.

“Viaggio solitario”, che ti riporta all’adorata casetta di Prizren, dopo due lunghe ore notturne a guidare tra fredde montagne e calde stelle, in compagnia di un po’ di musica, qualche macchina dispersa come te e di un buffo sguardo esterno che ti osserva nel percorso… e la cui linea marcata parte da Febbraio ed arriva ad Ottobre.

“Viaggio nel viaggio”, che tra Gjakova e Peja ti conduce nella strada degli altri, nel loro percorso: in quel tragitto tortuoso e dal finale incerto, in una carovana di eventi che colpiscono un tamburo e fanno da ritmo alle canzoni che li raccontano…

“Viaggio di ritrovo”, che da Prizren ti porta verso la combriccola di Scutari per una reunion generale prima della partenza di chi ti ha fatto compagnia per una settimana, regalandoti spaccati di Kosovo preziosi, oltre che storie di vita esilaranti. Lui ritorna in Italia in aereo, chi rimane torna a Prizren in veloce ritirata notturna prima di un altro viaggio, giusto la mattina dopo.

“Viaggio di scoperta” (nella fattispecie del caso, “traversata in 48 ore”), che ti porta a Belgrado a raggiungere il resto della compagnia che a sua volta ti attende per condurti “lì dove la Sava ed il Danubio si incontrano” (cit.), per testare nuovi sapori di raki e per guardare dispiegarsi, tra le strade della città, la storia…

“Viaggio di ritorno”, che rivive le emozioni dell’avventura appena trascorsa e ti restituisce goccia a goccia tutto quello di cui ti sei nutrito. Una macchina che impavida ti riporta indietro tra le buche ed il buio di una frontiera fantasma dove presenti accuratamente la tua carta d’identità. Un viaggio di ritorno verso il posto da cui sei partito e dove sapevi di tornare.

Allora fai un calcolo approssimato dei chilometri, dei villaggi attraversati, degli incroci sbagliati, delle persone incrociate per caso e per volontà, delle cose viste e di quelle assaporate: di tutto quello che sorprendentemente ed inaspettatamente lungo la strada del viaggio ti è stato concesso senza alcun programma o preavviso.

Ed ora ti appartiene. E ti cambia, modellandoti con le forme morbide dell’incontro.

“Senza mappa, con le costellazioni…
arrenditi alla strada e pensa sempre
che non sei tu che devi fare il viaggio
ma è il viaggio che costruisce te”
(Paolo Rumiz, “La cotogna di Istanbul”)

Raffaella

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