Uno, due tre…1,739,825 (forse)

Settembre 2012, Anna decide che è il caso di mettersi a studiare Demografia, il 3 ottobre si avvicina, l’esame è corposo e lei lo sa che numeri, formule ed esercizi busseranno al suo cervello e con gran difficoltà entreranno nella sua testolina. Anna vive in Kosovo e sa che preparare gli esami non sarà un bel passatempo, soprattutto perché è settembre, fa caldo e qualcuno sta andando ancora al mare in Albania nei finesettimana. Dunque si immerge nello studio; la demografia è una scienza che si consolida nel corso del secolo scorso, tra i precursori c’è il solito Malthus che appare ad ogni suo esame a ricordarle che non ci sarà mai cibo per tutti. Nulla di particolarmente interessante, o di particolarmente nuovo, per ora. O meglio disciplina importantissima per capire come si evolve la società, confrontare le aspettative di vita alla nascita (trovando conferma che è nata dalla parte fortunata del globo) o per calcolare cose assurde (e un po’ tristi) tipo tassi mortalità generici dei matrimoni (ma non chiedetele cos’è che lei mica l’ha capito). Le fonti della demografia sono l’anagrafe, lo stato civile, i censimenti svolti in Italia ogni anno dal 1861. I censimenti? Aspetta un attimo, si ricorda anche in Kosovo c’è stato un censimento nel 2011 (il primo dopo l’indipendenza del 2008), di cui sono usciti solo i risultati preliminari. Molto discussi.

Decide di verificare. Attenzione, in data 26 settembre sono apparsi i risultati definitivi. Demografia applicata! (http://esk.rks-gov.net/rekos2011/repository/docs/Final%20Results_ENG.pdf)

Anna chiude i libri e si mette a spulciare tra i risultati del censimento che altro non è che la fotografia di un Paese. Una fotografia con un assente importante; le tre municipalità del nord a maggioranza serba (Zubin, Potok, Zvecan e Leposavic) non hanno fornito i dati per il censimento.

A rendere ancora più discutibili gli esiti del censimento c’è il rapporto tra abitanti e votanti, poiché il numero degli elettori (1,630,636) è prossimo a quello dei residenti censiti (1,739,825), dato incoerente con le precedenti stime che davano il 30% della popolazione kosovara sotto i 18 anni. Errori non proprio trascurabili.

Ma tornano ai discussi dati: il Kosovo ha dunque una popolazione di  1 milione 739mila e 825 abitanti di cui il 61% vive in aree rurali.

Tra gli altri grafici c’è una piramide dell’età (questa Anna se l’ho ricorda, l’ha appena studiato), diviso per sesso e che spiega come è distribuita la popolazione in base a classi d’età. Quello dell’Italia per intenderci non è affatto una piramide, ma una specie di trottola, tipica della maggior parte delle Nazioni sviluppate. L’erosione della base della piramide è indice dell’invecchiamento della popolazione, dovuto alla diminuzione del tasso di natalità e al contemporaneo aumento della capacità di sopravvivenza e quindi della speranza di vita. Il Kosovo invece ha una piramide vera e propria, con una base larga. Significa che la popolazione è giovane? Esatto! L’età mediana della popolazione infatti è 26,3, il che significa che la metà della popolazione ha meno di 26,3 anni (nell’Europa dei 27 l’età mediana è 40, 9 anni!). L’indice di vecchiaia ci dice che per ogni individuo sopra i 64 anni ci sono quattro persone di età inferiore ai 15 anni.

E poi ci sono una serie di altri dati interessanti sulla struttura familiare, sull’occupazione. Si legge che solo il 24,5% della popolazione tra i 15 e i 64 anni ha un lavoro. Delle donne, solo l’11% svolge un’attività retribuita. Poi dati sull’istruzione, sui mezzi di comunicazione, sulle attività lavorative. Eccola, una conferma che si aspettava: la conoscenza delle lingue. In totale il 44,25% della popolazione è in grado di parlare almeno una lingua diversa da quella parlata a casa. Nota a margine: l’estetista (a cui di tanto in tanto Anna si rivolge) passa con scioltezza da una lingua all’altra (per un totale di cinque, dico: cinque), lasciandola di sasso ogni volta che l’ascolta. Ricchezza e varietà.

E che altro le racconta il censimento? Alcuni dati sulle attività lavorative, sui consumi. Ah, ma c’è un altro file, dal titolo “People on the move” (http://esk.rks-gov.net/rekos2011/repository/docs/People-on-the-move-ENG.pdf). come non aspettarselo, da questa terra di arrivi e di partenze. Prendendo in considerazione solo gli anni più recenti e solo l’emigrazione verso l’estero (tralasciando cioè le migrazioni interne), si legge che la maggior parte dei flussi ha avuto luogo negli anni novanta, con un picco significativo durante la guerra del 1998-99. Negli ultimi anni, le migrazioni mostrano un più percorso regolare con circa 10-12 mila immigrati l’anno, corrispondenti ad una tasso del 6 per mille (per fare un confronto, lo stesso indicatore è stimato circa 5,3 per mille in Italia per l’anno 2011). La destinazione principale dei flussi in partenza dal Kosovo è la Germania, scelto da più emigrante di 1 su 3. Anche la Svizzera è una destinazione importante (23%). Segue l’Austria. La dimensione del fenomeno nei confronti di altri paesi è notevolmente inferiore: vale la pena di menzionare Italia (7%) e Svezia (5%) oltre ai Paesi dell’ex juogoslavia, destinazione del 4% di migranti.

Questo il quadro ad una lettura veloce: un Paese giovane, giovanissimo, poliglotta, con disoccupazione giovanile allarmante, con un ruolo dominante delle rimesse dall’estero…

Anna, invece di prendere ogni scusa buona per non studiare, please, cerca di concentrarti e imparare a costruire le tavole di nuzialità, perché il tre ottobre, la demografia applicata non ti salverà dalle formule.

Anna

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