Ritornare dalla vacanze…

Ritornare dalla vacanze il 9 di settembre e supporre che la restante parte del mese trascorrerà tranquillamente e gradualmente, tenendo conto della necessità di riassestamento dopo 11 giorni in Italia tra mare ed un traffico regolare in cui i segnali di precedenza vengono rispettati.

Andare a dormire il 10 sera e capire che è turbo sin dal primo secondo trascorso nuovamente in Kosovo.

Svegliarsi qualche mattina dopo e ritrovarsi, ancor prima di ingerire della caffeina, a guidare uno Scudo pieno di bottiglie di plastica (accuratamente conservate nel tempo) verso una fontana lungo il fiume di Prizren per fare un rifornimento generale di acqua fresca. Questo perché il bene primario in questione non è disponibile nella tua abitazione per più di due giorni e sei senza alcun tipo di scorta (o meglio perché quella a disposizione come riserva è stata utilizzata per lavare l’ufficio…).

Partire durante il week-end alla carica di Mitrovica per il Green Festival dopo aver ritirato la macchina affittata in un hotel lungo una rotonda di Pristina. Ritrovare a Mitrovica la solita combriccola italiana (in versione allargata con presenze registrate da Gjakova, Klina e Pristina) e cenare tutti insieme rallegrandosi per cibi da troppo tempo non visti. Arrivare al concerto in chiusura e finire a dormire in un Motel (!!!), con vista stazione degli autobus.

Partire alla volta di Novi Pazar con un programma di visite ben organizzato e ritrovarsi con metà gruppo di viaggio decimato da un virus circolante in macchina. Tornare a casa un po’ tediosi, ma con una parte di realtà che ancora ti mancava…

Ricevere una chiamata internazionale perché un tuo collega che credevi in Svezia è finito a Vienna e ti chiede, intorno all’una di notte, di prenotargli un biglietto per tornare in Kosovo il giorno dopo (nonostante la tratta in questione facesse uno scalo improbabile di 5 ore a Dubrovnik). Partire di notte il giorno dopo (con pioggia incalzante) per recuperarlo dall’aeroporto di Pristina e poi ricevere lungo la strada l’avviso di volo cancellato per overbooking. Ti dici che sei nei Balcani e torni a casa, ridendo con la solita compagna di avventure.

Essere a due passi (facciamo tre) dal mare albanese e ritrovarsi a passare una settimana rinchiusa dentro 4 mura impegnata in conversazioni “cross-border” su skype ad orari improbabili, dandosi scadenze, aggiornamenti e nuovi appuntamenti. Essere contemporaneamente seria ed informale e scoprire che questa combinazione è una formula perfetta. Ritrovarsi quella stessa compagna di skype dall’Albania direttamente nel tuo ufficio in Kosovo, in due attorno ad un tavolo per 12 persone, tra caffè, burek, pasta in bianco, ajvar, acqua e liquidi vari, fotocopie, due computer ed il prodotto finale di un beneficiario del progetto Risorse Migranti (nella fattispecie del caso, vino rosso della cantina ERSI). Guardare la finestra ed accorgersi che è mattino mentre tu sei ancora a discutere di capacity building, ownership e cross-cutting issue.

Finire la due giorni di tour de force ed andare dal “Frizere per femra” per tagliarsi i capelli. Ma non troppo, solo perchè ci voleva un taglio quel giorno!

Riuscire a riprendere i ritmi quotidiani e poi realizzare che non si può non festeggiare un lavoro di squadra arduamente conquistato. Ritrovarsi quindi con la famiglia gemella di Scutari al completo in visita a Prizren intorno ad un tavolino a passarsi, tra sorrisi sereni, Narghilè e Caj tradizionale. Capire che il “Shesh Besh” non è il gioco da tavola che fa per te, nonostante la discreta fortuna nel lancio dei dadi. Vedere il tuo capo che vince nel suddetto gioco nonostante non lo meritasse affatto… e poi vederlo disperarsi per la mancata foto di gruppo da mandare in Italia che immortalasse il tutto (causa batteria scarica della fotocamera). Che il settore comunicazione di IPSIA lo perdoni!

Ritrovarsi con i tuoi compagni di avventura a ri-raccontarsi tutto quello che è stato Settembre in quell’adorato locale di legno all’angolo della via cha porta su a Kalaja: la Qarshia. Andare avanti fino a tardi ridendo di quel che è successo, ricordando le espressioni e le persone incontrate, le strade effettuate e quelle ancora da intraprendere. Pianificare i prossimi viaggi insieme, chiedendosi cosa ancora questo anno in Kosovo offrirà. Continuare a vedere scorrere gli attimi del mese mentre un bicchiere impertinente ti concede un nuovo gusto di raki ancora sconosciuta, ma così buona. Essere semplicemente intorno ad un tavolo in compagnia, credendo che quella sia una serata di calma, di assestamento, un rivivere quel che è stato…

… Ma tornare a casa e rendersi conto che queste serate intorno ad un tavolo di legno riescono a sorprendere ancor di più di altre proprio per l’energia avvolgente che riescono a sprigionare…. Il tutto mentre sei ad un ipotetico Oktoberfest a Prizren!!! 😉

Raffaella

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