Profondo sud

Venerdì 17 agosto 2012, ore 23

Hajde Anna, prendiamo la guida e pianifichiamo la gita di domani. Hajde Raffy, così sia. La guida che abbiamo (in realtà è di Sofia) è l’unica guida sul Kosovo che possediamo, la Bradt. Dove andiamo? Ok, cosa ci manca da vedere del Kosovo? Le grotte di Gadima, le cascate Mirusha, il Kosovo est, Gjilan, il lago… No, Anna, io le ho già viste le cascate. Niente cascate. Dunque? Andiamo a sud, montagne Sharr. Detto fatto. Il programma è Bresane, Dragash, Restelica, e..poi vediamo.

Sabato 18 agosto 2012, ore 11

Partiamo da Prizren, con una bottiglia di acqua, una macchina fotografica, una mappa stradale (nel caso ci perdessimo o, cosa più probabile, nel caso volessimo fare strade alternative).

Dopo una comparsata a Bresane, dove, dopo aver incontrato una ragazza che parla romanesco (a Bresane?!?) che ci accompagna per un tour (alla moschea e comprare il pranzo), munite di formaggio e pane del giorno prima (siamo ancora in Ramadan, e chissà, forse il pane lo sfornano verso sera), ci dirigiamo verso la località Guri i zi. Ci sono tanto di cartelli che segnalano questo posto con simbolo dell’unione europea, sarà qualcosa di naturalistico. Per la strada incontriamo un ciclista che viene dalla Slovenia ed è diretto a Skopje. Raggiungiamo un paesino (di cui non ricordo il nome), la strada asfaltata finisce e ne inizia una in salita, sterrata. Dopo un tavolo di concertazione con un gruppo di bambini, ci raggiunge un uomo che parla inglese. In inglese?

Ora, questa scena l’abbiamo appena vista a Bresane, dove un passante e il panettiere ci hanno parlato in inglese. Ci diciamo che non è tanto scontato trovare persone che lo parlino, in un paesino, in montagna, in Kosovo. Bene chiediamo quanto manca per Guri i Zi. 10 km, si la macchina può salire per 5 km, poi andate a piedi. Guardo Raffy, sperando che capisca la mia poca voglia di fare camminate a stomaco vuoto, in sandali. Decidiamo che per questa volta Guri i Zi può attendere, e torniamo sui nostri passi e ci fermiamo in un prato per uno spuntino frugale. Mucche al pascolo, un filo di vento e uno d’erba.

Ripartiamo alla volta di Dragash, un caffè e poi via verso Restelica, il paese più a sud del Kosovo. La strada non è male, abbastanza larga, bei paesaggi, pini, ruscelli. La nostra amica Bradt ci ha preannunciato che a Restelica vivono solo gorani, molti dei quali emigrati per lavoro in Italia, Svizzera, Germania. Dopo una buona mezzora arriviamo in fondo alla valle, in fondo al Kosovo, in fondo e basta. Qui c’è Restelica. Strade strette e in salita. Lo scorso inverno qui c’è stata una valanga che ha ucciso una decina di persone e impedito le comunicazioni per settimane. E ora capiamo perché. Incontriamo un gruppo di donne dal volto scottato dal sole, con due cavalli, caricati di sacchi pieni di mirtilli, da cui, tra le altre cose si ricava il succo, boronica– ecco come si chiama, grazie Raffy, non me lo ricorderò mai-. È il mese della raccolta. Ci fermiamo poco dopo e chiediamo dove c’è il centro. “Scusa ma parlate italiano?” ci sentiamo dire. Ehm si. “Allora, per dio, dovete andare su a destra, poi c’è un divieto…”(indicazioni varie, domande sul Kosovo, e via dicendo, tutto in perfetto italiano). Arriviamo, parcheggiamo e capiamo di essere in un posto assai “particolare”. Ovviamente ci sono solo uomini e bambini. Ma almeno il paesino è vivo. Ci sono negozi e pasticcerie. -Che fossero bravi pasticceri, Raffy te lo avevo detto.- Vediamo teglie di baklava, persone indaffarate. C’è aria di attesa, oggi è l’ultimo giorno di Ramadan. Domani sarà festa grande, Bajram. Capiscono subito che siamo italiane. E allora vai di “ciao, come va?”. Le macchine sono perlopiù targate Siena. Mentre camminiamo per i vicoli, ci parlano in italiano. Ma dove diamine siamo finite? Entriamo in un bar-pasticceria a prendere dell’acqua, certe che non ne usciremo tanto presto. Il barista parla italiano, è stato a Siena. Si, sapevamo che c’era una forte emigrazione da questa zona verso il senese, ma non immaginavamo di trovarci in una sorta di ‘angolo d’Italia’. Cominciamo a conversare con un paio di persone e scopriamo che dei circa diecimila abitanti di Restelica (ci sembrano troppi), circa tremila vivono in Italia, a Siena e qualcuno a Bolzano. Molti altri lavorano in Germania, in Svizzera. E tutti ritornano per l’estate. Ogni estate. Ci sono pure dei bus per l’Italia, pur non essendocene (o quasi) per il resto del Kosovo. Restelica-Siena due volte la settimana, mercoledì e sabato. Ci indicano il calendario che è quello dell’agenzia di bus. Raffy, entusiasta, si segna il numero, casomai lo volessimo fare pure noi, questo folle viaggio, un giorno. Restelica-Prizren-Durazzo-mare-Bari-Siena. Due giorni di viaggio a 80 euro.

Chiediamo del paese, delle scuole, dei servizi, di chi va e di chi torna, dell’Italia, di Prizren. C’è un via vai di persone, tutti ci salutano. Tra di loro parlano in serbo. Con noi “ovviamente” in italiano. Ogni tanti io e Raffy ci scambiamo sguardi esterrefatti, a metà tra il divertito e l’incredulo. Intanto il tempo passa e decidiamo di tornare verso casa, salutiamo tutti con strette di mano e Arrivederci. Recuperiamo la macchina, sperando di districarci in qualche modo tra i vicoli pendenti di questo paese. Vai, vai ragazze ci dicono alcuni uomini seduti a bordo vicolo, segnalandoci il via libera dal senso opposto. Ringraziamo e facciamo un saluto con la mano dal finestrino. Donne al volante … avranno pensato.

Anna

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