Ragazze in abito tipico per una giornata organizzata da un’associazione di donne con la collaborazione di varie organizzazioni turche, Prizren, Kosovo

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Ragazze in abito tipico per una giornata organizzata da un’associazione di donne con la collaborazione di varie organizzazioni turche, Prizren, Kosovo

foto di Anna Tosetti

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È tempo di missioni in preparazione per i campi di Terre e Libertà

Terre e Libertà ( http://www.terreliberta.org/ ): ricordo bene quando me ne hanno parlato e ricordo ancora meglio le sensazioni che aveva suscitato in me quel racconto, fatto di parole come “gioco, bambini, entusiasmo, collaborazione” e di occhi carichi di felicità e di nostalgia nel tornare a quei ricordi estivi. Ho sentito da subito di voler partecipare ai campi, ho sempre deciso “di pancia” in queste cose…ed ecco la Bosnia, il Kosovo…e ora, a tre anni da quell’incontro, ancora il Kosovo, ma stavolta per un po’ più di due settimane. Credo che senza l’esperienza di TL non avrei mai preso la decisione di partire per un anno e sono grata a chi me ne ha parlato; per questo è un progetto a cui mi sento fortemente legata e sono molto felice di avere la possibilità, quest’anno, di occuparmi in prima persona della sua organizzazione qui in Kosovo.

Prima settimana di Aprile: arrivano Daniele ed Andrea, è tempo di missioni in preparazione per i campi di Terre e Libertà della prossima estate! Abbiamo preparato con cura questa missione, spero che vada tutto per il meglio…

Prima tappa: Dragash

Parliamo con la referente della municipalità per l’uguaglianza di genere, con cui collaboriamo per l’organizzazione di corsi rivolti alle donne della comunità albanese e di quella gorana, che in quella zona convivono. É entusiasta all’idea di organizzare il campo estivo e, nei discorsi che fa, emergono chiare e forti le motivazioni del suo entusiasmo, ha centrato in pieno lo scopo di TL! Ci dice che è importante che i bambini delle due comunità imparino a giocare insieme e a conoscersi, con le loro differenze e i loro punti in comune; e aggiunge che lì non ci sono mai state iniziative di quel tipo e che l’intera comunità ne potrà trarre beneficio, imparando ad aprirsi allo straniero, all’altro, al “diverso da sé”. E, come se non bastasse, ha un sacco di idee sulla promozione del campo; nomina giornali locali, radio…è un vulcano di proposte!

Poi visitiamo la scuola e anche qui tiriamo un sospiro di sollievo: sembra costruita a misura di TL!

Bene, è tutto fatto, shihemi së shpejti (ci vediamo presto)!

Seconda tappa: Gjakovë

Qui incontriamo il responsabile del centro della comunità RAE (Rom, Ashkalia ed Egyptian) di Brekoc. Abbiamo già fatto un campo di TL qui, l’anno scorso; è più facile, sanno già di cosa si tratta e lo ritengono importante e prezioso. Ci dicono che i bambini si ricordano con entusiasmo l’esperienza e che ora ripropongono i giochi, i laboratori, e i ban…finalmente hanno un’alternativa per l’estate!

Anche qui, dunque, shihemi së shpejti!

Terza tappa: Velika Hoča

Eccoci all’ultima tappa; il referente della municipalità è in Serbia e non ci può incontrare, ma decidiamo di andare comunque, anche perché Andrea non c’è mai stato. É un’enclave serba sperduta tra le campagne vicino a Rahovec/Orahovac ed è il luogo dove sono stata con la mia équipe l’estate passata per il campo di TL. Contatto la facilitatrice dello scorso anno per scambiare due parole e per consegnarle le foto. Questa volta non si parla direttamente del campo, è un incontro più informale ed amichevole, ma non serve parlarne…i bambini mi vedono dalla finestra della scuola, mi riconoscono, mi indicano e chiamano gli altri, cominciando a salutarmi e ad urlare. Ops, arriva l’insegnante e li richiama all’ordine…La facilitatrice mi racconta che continuano a parlare del campo e dice che, non appena è arrivato il primo caldo, suo figlio (che frequentava il campo) le ha chiesto: “Ma quando arrivano quelli che mi facevano giocare e disegnare?!”. E poi ci invita a casa propria, il marito torna apposta per incontrarci, si ricorda anche lui tutto dell’estate scorsa; abbiamo la conferma di quanto riscontrato nelle tappe precedenti: TL è preziosa per tutti, non solo per i bambini, ma per l’intera comunità.

E allora, per l’ultima volta e in una lingua diversa, vidimo se uskoro!

Sofia

Trame di vestiti e di culture

Entro in un piccole negozio qui a Prizren di abiti tipici. Non ce ne sono molti a dire la verità qui in città. Sono con un amico che deve comprare un abito per il suo nipotino. La signora che gestisce il negozio inizia a parlare con la persona che è con me. Credo, pur non capendo molto, che non stiano solo contrattando il prezzo del capo, ma che lei gli stia raccontando qualcosa di personale. Non mi intrometto, e mi limito a guardare i vestiti. In un angolo c’è una macchina da cucire e deduco che sia lei a produrre tutti quelle meravigliose trame di colori. Ad un certo punto la signora si interessa a me e chiede qualcosa al mio amico. Mi faccio tradurre le domande e mi presento. Dopo una breve conversazione in cui provo a dire qualcosa nel mio traballante albanese, capisco che ha sei figli e una piccola attività in proprio. Ha poco più di cinquant’anni e, cosa rara per le donne di quest’età, è in possesso di una laurea in economia (o qualcosa di simile). Ho studiato a Pristina e poi è diventata è entrata nella polizia. Ma il lavoro di polizziotta era troppo pesante e non aveva tempo per la famiglia, così ha scelto di dedicarsi alla produzione di abiti tipici.

Paghiamo il vestito, usciamo e mi dichiaro stupita per il percorso di vita della signora. Mi sembra insolito perlomeno. La persona che è con me fa spallucce: perché ti stupisci? È una signora gorana. Continuo a non capire. Mi spiega che le donne di etnia gorana studiano di più delle donne albanesi. Ah. Incamero l’informazione. Qualche notizia sui gorani (chi sono, dove vivono, cosa fanno) già l’avevo, ma nuove domande fanno capolino nella mia testa. Torno a casa e provo a capire meglio chi sono gli appartenenti a questa comunità che rappresenta una delle sei stelle bianche sulla bandiera del Kosovo (insieme ad albanesi, serbi, turchi, rom, bosniaci). La ricerca si fa più complessa del previsto. E più interessante. Non è questo certo il luogo di una ricerca dettagliata, ma colgo l’occasione per raccontare per sommi capi ciò che ho letto. Continua a leggere