Una domenica di maggio

Nel mondo della cooperazione è convinzione diffusa che il Mozambico sia un paese facile…E lo è!

….ma per chi??? Credo solo per noi che ci “eccitiamo” all’idea di rinunciare alle nostre comodità per un anno o due.

Qui non c’è guerra. I bambini non hanno le tipiche pancie gonfie con cui i giornalisti tendono a presentare l’Africa. I tassi di furti e rapine sono minori rispetto ad altri paesi dell’Africa Australe. E’ un paese ricco di paesaggi incantati, musiche e colori, il che contribuisce spesso a confonderlo con una di quelle fotografie dei cataloghi Valtour. E le spiaggie della costa sono piene di muscolosi surfisti sudafricani.

Nonostante ciò, uno sguardo più attendo restituisce, spaccati violenti. Il Mozambico non è facile, non è facile per le donne, per gli uomini, per gli adolescenti e per i bambini. Gli anziani? Non li ho dimenticati, semplicemente sono specie rara qui dove l’aspettativa di vita è circa 42 anni.

Oggi durante la messa mi è parso di scorgere una ragazzina incinta, avrà avuto poco più di 12 anni; è ancora una bambina, penso subito. Ma poi, è una bambina solo per noi? No caspita! Non voglio rassegnarmi a credere che in questi posti, come si suol dire, “si cresce in fretta”. Quella ragazza è ancora una bambina, e come tale non merita di partorire un figlio, che sarà ancora più sfortunato di lei a crescere tra le braccia di una neo-mamma bambina.

Nonstante gli sforzi degli attori presenti in loco, l’infanzia ad Inhassoro trasuda tristezza. Certo, per la strada i bimbi sono i primi a sorriderti ed agitare le mani gridando “tataaaa” – ciao, in Xitsua – ma lo fanno da soli. Alle 12, lungo il percorso che da scuola mi porta a casa sono decine i bambini che incrocio; camminano, o piuttosto zampettano, da e verso la Escolinha – un incrocio tra il nostro asilo nido e la scuola materna – con i loro grembiulini ma lo fanno da soli. Sono simpatici certo, ma sono da soli.

Naturalmente è la povertà che genera questo tipo di violenza; perché, a mio avviso, di violenza si tratta. Pur rispettando una diversa tradizione che implica a sua volta un legame diverso tra genitori e figli, non è possibile bollare queste distorsioni come semplici differenze tra la nostra e una differente cultura. Ragazze dodicenni in attesa di un figlio o bambini lasciati liberamente pascolare lungo le strade sono frutto di una violenta povertà.

Così, il Mozambico – come altri paesi – non è più un paese facile. Crescere qui dovrebbe almeno significare provare a schivare la violenza.

Sara Braga
Servizio Civile a Inhassoro (Mozambico) – maggio 2010
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