I cinquecento passi

Lunedì 26 si torna in Italia.
Tutti quanti. Qualcuno addirittura per votare.

Se ne va pure Giorgia, mia predecessrice (come Caspio si fa il femminile di predecessore?) in ACLI l’anno scorso qui a Scutari, ma anche precedente occupante della stessa stanza dove vivo io ora, nonché come se non bastasse, a detta di Ona, mio alter-ego al femminile.

Ona l’aveva conosciuta durante tutto l’anno scorso, e ci vede lungo (“Ona non perdona” dico sempre io).

In effetti le somiglianze espressive e caratteriali con Giorgia davvero non si contavano, durante il suo mese e mezzo di visita a Scutari, che si concluderà proprio venerdì.

Una somiglianza su tutte, che forse dice già tutto su tutto il resto: pure Giorgia sa a memoria tutti i trailer di Maccio Capatonda e della Shortcut.

E allora, adesso che pure lei se ne va, mi è sembrato il minimo salutarla con la scena dell’Usciere (per i profani “L’uomo che usciva la gente” – Shortcut, 2008), “uscendola” tutti insieme (vedi video in annesso, che tanto lo so già che vi gaserà), e di fatto sperando di rivederla presto da queste parti..

Sento sempre più la mancanza dei miei simili. Come un panda.

Assecondatemi, via.

Comunque, il mese di marzo se n’è volato via forse anche più veloce dei precedenti, col lavoro che si è fatto più denso ed il clima che l’ha finalmente piantata di opprimere e deprimere.

Non è un caso che il weekend appena concluso si sia andati in gruppone (io, Anna & Anna più gli ottimi Nunzio ed Antonella di Caritas) su per i monti a sfidare il Grande Nord.

Ma col sole.

Partendo in jeep da Scutari si arriva la mattina presto del sabato all’imbarcadero di Koman, dove si carica tutto sul traghetto e per due ore è solo lago, con un’acqua verdissima e una luce abbacinante, fino all’attracco di Fierza, dove scendiamo dal traghetto, non prima però di aver dato un’affettuosa cannonata con la jeep al furgone parcheggiato dietro… la magia della retromarcia che rimane inserita a tradimento è così imprevedibile, alle volte…

Da Fierza il programma era di andare fino a Valbona, villaggio sperduto sui monti ad un passo dal Montenegro.

E per “un passo” intendo proprio “un passo”: nel senso letterale del termine, cioè che di mezzo ci sta un… passo, una montagna enorme senza strade, e in sostanza da lì in Montenegro mica ci vai… però c’è una natura sontuosa, ed insomma il posto meriterebbe di essere visto, “che-tanto-la-strada-per-Valbona-sarà-già-sicuramente-sgombrata-dalla-neve” (Citando praticamente le previsioni di tutti quanti giù a Scutari).

Già, la strada, certo. Come no.

Percorso netto fino a Bajram Curri, e poi su per la valle dove in effetti il paesaggio appagava parecchio.

Ad un certo punto, però, la strada prosegue solo coperta da uno strato ghiacciato di permafrost, che percorrerlo con una macchina non era esattamente saggio… a maggior ragione se la macchina era grande e pesante il doppio del normale… metti che poi sul ghiaccio ti inchiodi, ci sarebbe stato da ridere a dover spingere il mezzo e smuoverci da là col sole che calava…

L’unico mezzo che avevamo per sgombrare lo stradello era un bulldozer.

Ma era di 3 cm.

E di plastica.

Pure brutto.

Trattavasi in effetti di una sopresina giocattolo trovata nelle merendine, e con tutta la buona volontà non ci avrebbe mai tirato fuori da lì (vedi sempre il video).

La beffa è stata che proprio lì a mezzo chilometro c’era Valbona, la nostra meta, come scopriavano Anna e Antonella curiosando oltre il curvone.

Il ghiaccio ci aveva bloccati a cinquecento passi dall’obiettivo.

Dopo alcune idee bizzarre scartate quasi sul nascere abbiamo così dovuto mestamente riprendere la via del sud e andare a dormire nel remoto paesello di Bajram Curri, dove eravamo già passati alcune ore prima.

Ma tutto sommato il weekend è stato ottimo, compreso il rientro a Scutari attraverso la via dei monti, passando sopra la diga sul lago di Koman, in mezzo ad un percorso tutto curve, e pietre, e fiumi, e sole, e aghi di pino, e silenzio, e funghi.

Buoni da mangiare.

Buoni da seccare.

Da farci il sugo, che poi arriva quello stronzone di Natale, fa piangere i bambini che non dormono più ed è un bordello.

Francesco Piccinini, Servizio Civile a Scutari (Albania) – 24 marzo 2010
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