La Luisona torna, i rom no

Venerdì 29 gennaio

Lo so, sono pessimo.
Da quando tengo il blog, non mi era mai capitato di scrivere a cadenza mensile. Il bello è che questo prolungato silenzio non è dovuto a mancanza di news, tutt’altro: è che a gennaio non ci ho avuto tempo, come si suol dire, manco per… avete capito.
E allora, sotto con gli aggiornamenti.

Prologo.
Ci eravamo lasciati a dicembre in pieno periodo di ambientamento scutarino.
Da allora, segnalo un bel capodanno trascorso con gli altri servizi civili a Belgrado, con trenissimo preso da Titograd, Montenegro (lo so, adesso si chiama Podgorica.. ma vuoi mettere l’effetto che fa dire “sono stato a Titograd?”.. ecco, appunto) attraverso mezza Serbia ed addirittura qualche chilometro di Bosnia nella Republika Srpska.

Capitolo I. Quando il Drin s’incazza.
Tornati a Scutari, abbiamo trovato come regalo di buon anno l’alluvione, e lo stato di emergenza civile. L’allagamento viene in realtà da molto lontano: il fiume Drin prende l’acqua da lontanissimo, addirittura dal lago di Ohrid (Albania/Macedonia, ci sono pure stato, nel 2007) e raccoglie affluenti in quantità, tra cui anche il Buna (l’altro fiume di Scutari).

Quando il maltempo non dà tregua, come quest’inverno, succede il macello.

Oddio, in realtà non c’è stato molto da preoccuparsi, per chi vive in centro città.
Tuttavia molte case più periferiche sono state evacuate dalla Prefettura: in particolare, le famiglie di etnia rom stanziate nei pressi del ponte sul fiume Buna sono state sfollate presso una ex caserma militare a Renc (si pronuncia “Renz”), appena fuori Scutari: una grande occasione di mettersi alla prova per I Care, l’associazione con cui collaboriamo che di recente ha anche costituito una pionieristica associazione volontaria di protezione civile (la prima, in Albania!).

Così dal 7 gennaio per tre settimane (sinora… mo’ vedremo per quanto ancora), ogni giorno un gruppo a rotazione su circa 30 volontari di I Care compresi io, Anna ed Annagrazia, si sono alternati per guidare il furgone, andare a caricare pane e acqua potabile, trasportare i pasti a pranzo e cena, gli indumenti e vari prodotti per l’igiene.

La cosa mi è anche servita per integrarmi un po’ nel gruppo di questa associazione con cui IPSIA dovrà collaborare durante il mio progetto. Fortuna che parlano quasi tutti l’italiano, anche perchè i miei progressi in albanese non sono ancora tali da inserirmi nei loro discorsi quando zavagliano fitto tra di loro.

A proposito di lavoro, mercoledì scorso sono arrivati dall’Italia Mauro (il nostro coordinatore-capo progetto) e la moglie Cristiana, anche lei cooperante: anche loro sono molto simpatici, e con la loro presenza il lavoro aumenterà esponenzialmente, il che mi va benissimo.

Ma tra tutte le altre cose che dovrò fare, spalmate sui vari progetti che ACLI-IPSIA segue qui in Albania, rimane comunque il problema di far ritornare i rom ai loro “domicili”, adesso che il Prefetto di Scutari ha dichiarato finito lo stato d’emergenza.

Una parola.
Questi non se ne vanno più: I Care gli porta cibo e aiuti, vivono abbastanza vicino alla città (la strada è percorribile a piedi)… insomma chi glielo fa fare di muoversi?
Ma bisognerà trovare presto una soluzione… finché I Care continuerà da un lato a fare bella figura con la Prefettura occupandosi di loro, non potrà dall’altro riprendere a far funzionare come si deve la mensa per i bambini e soprattutto il ristorante Vivaldi, che dovrebbe a sua volta essere una fonte di sostenibilità economica per l’associazione.

Insomma, care famiglie di gabel e magjup… s’è ffatta ‘na certa: se mi sgomberate la caserma, ora che il pericolo è passato, ci date una grossa mano.

Vedremo.

Capitolo II. L’eterno ritorno della Luisona.
Sono qui in casa a scrivere sul tavolo e ogniqualvolta alzo gli occhi per riposare lo sguardo vedo Lei.
Fissa, sul mobile contro il muro.

La Luisona è una bottiglia di vodka russa (o sedicente tale) con una storia abbastanza intrigante.

Tutti avrete letto (o sentito da amici) l’imperdibile Bar Sport di Stefano Benni (1976)… e quell’episodio del libro dove tutti i clienti abituali del bar del paese sanno che QUELLA pasta nella vetrina (la Luisona, appunto) sta lì da tempo immemore, e pertanto è destinata a restare lì per sempre, dato che nessuno avrà il coraggio di mangiarsela più. Ed invece, un bel giorno, un ignaro commesso viaggiatore che veniva da fuori, osa ordinarla dopo il caffè suscitando scalpore e naturalmente sentendosi malissimo subito dopo.

La bottiglia qui in casa nostra l’ho chiamata la Luisona in onore della pasta di Benni, perchè pure a lei nessuno se la berrà mai, a meno di clamorosi colpi di scena o fattori esogeni.

Passo indietro. Prima di Natale, prima di Belgrado.

23 dicembre. Marjan e Ona (sportellisti ACLI a Scutari e nostri amici) portano insieme a noi alcune bottiglie di liquori in regalo a dei funzionari del Consolato Italiano con cui collaborano spesso, e che quindi conoscono bene. Un modo per augurare loro buon rientro in Italia per le festività.

Ma Ciro, napoletano di Posillipo, è un tipo imprevedibile. Prima stava a Mosca e Minsk, e quando apre il sacchetto, gli sfugge una malcelata delusione: “…Vabbuò, ragazzi, ma non potete regalare vodka “normale” a chi è stato in Russia…” Come dire che gli standard di chi è stato in Russia si sono affinati troppo in fatto di vodka per apprezzarne una bottiglia qualsiasi come regalo.
Io in Russia ci sono stato, ci sono tornato e ci tornerò… ma diciamo che se mi portano della vodka qui la bevo uguale.
Ciro invece aveva piani diversi per la Luisona.

Serata di domenica 17 dicembre. Io Anna e Annagrazia, che talvolta si autobattezzano loro stesse “Annaebasta” ed “Annaeccetera” (devo dire che questo nuovo sistema di distinguerle non è male) diamo una piccola festa invitando un po’ tutti. Gradito il contributo di ognuno in cibo o bevande.
E col suo sottile umorismo partenopeo, Ciro non ha perso l’occasione per “ritornarci” l’indesiderata bottiglia, che così diventa ufficialmente un personaggio nella nostra casa.
Tutto ciò in attesa della prossima contro-vendetta: presto mi informerò da Marjan su quando Ciro compie gli anni… spero davvero sia verso ottobre, o novembre: così non avrà più tempo e possibilità di intraprendere una nuova contro-rappresaglia e ri-restituirci il “dono”.

Fino ad allora, la Luisona aspetterà qui, paziente.

Francesco Piccinini, Servizio Civile a Scutari (Albania) – 29 gennaio 2010
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