L’approdo

Sapere cosa ci aspetta, quotidianamente come ora dopo ora, è uno di quei desideri tipici della contemporaneità, per cui mettersi al sicuro dagli sprechi di tempo e denaro è un must nonché un business.

Quando si parte per raggiungere l’Africa si deve necessariamente abbandonare l’immaginazione ai più disparati imprevisti e fare l’abitudine ad una nuova idea di tempo, che, per antonomasia, sfugge alle regole comuni e assomiglia più all’Einsteiniana relatività. È inutile tentare di combatterla, la nuova Regola ti rapisce, ti stanca. È l’ostacolo più alto all’integrazione europea in Africa, ma ti regala stupende e insperate sorprese; ti costringe a rincorrerla, ti aspetta stancamente seduta sotto una palma bevendo da un cocco del latte che saporito sgorga dalla sua noce abilmente affettata con un machete da un ragazzino. Altre volte si fa aspettare per ore e si prende gioco dell’avversario occidentale che, finalmente, si rende conto ed arrabbiato esclama: “Ora sono proprio in Africa!!!!!”.

Il tempo, assiomaticamente universale, diviene all’occasione alleato o avversario di ogni giorno e plasma l’avventura trasformandola in verosimile fantasia. Non sono l’assenza di tv, radio o internet o acqua potabile che sgorga dai rubinetti – beh forse questa sì! – a logorare l’“homo occidentalensis”; superare l’idea di una “nuova dimensione” rimane l’obiettivo e per chi vi riesce apre le porte al “paradiso”.

Sara Braga
Servizio Civile a Inhassoro (Mozambico) – gennaio 2010

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