I pùggni nelle mani

Don Carlo ha i pùggni nelle mani. (Cit.)

Ottantott’anni e non sentirli, a giudicare dallo spirito e dalla potenza di percosse… (ariCit.)

Me lo sento, che non ci avete capito una mazza fionda.

Con ordine.

Shkodër (o Scutari), Albania settentrionale, dicembre duemilaennòve: inizio del mio progetto di servizio civile all’estero con IPSIA-ACLI e – si direbbe – anche di un nuovo capitolo della mia vita a puzzle.

A gennaio si avvierà operativamente il progetto, che si occuperà di microcredito, sviluppo locale e migranti. Per ora fase di ambientamento, dopodiché per un annetto lavorerò da queste parti.

Con me, la cosiddetta “famiglia-IPSIA Scutari”, che nasce da subito “allargata”: iniziamo un’informale rassegna-personaggi, per amore della descrizione.

Sono partito con Anna ed Annagrazia, le mie due colleghe-servizi civili.

Problema: non abbrevierò Annagrazia in “Grazia” solo per distinguerla narrativamente da Anna, visto che nessuno qui la chiama così, e quindi stonerebbe.

D’altro canto, mi appare evidentemente inopportuno allungare Anna in “Annaebasta” sempre per distinguerla narrativamente da Annagrazia.

Insomma: le racconterò usando i loro nomi, per quanto simili.

Fatevene una ragione, e leggete senza fare storie.

Quanto odio le comunicazioni di servizio…

Con loro due vivo qui in attesa di condividere la casa anche con i tre cooperanti del progetto, che ci raggiungeranno nell’anno nuovo, e per ora la convivenza è piacevolissima.

Tra l’altro, non siamo mai soli: Marjan, Ona e Lule (i nostri imprescindibili partners ACLI locali), ci danno una grande mano, e passano anche molto tempo libero insieme a noi a Scutari e dintorni.

Lule ci porta addirittura con sè nei villaggi rurali e di montagna ad intervistare le famiglie del posto, con questionari mirati a determinate questioni che mi prendono davvero molto; il tutto permette anche di vedere concretamente quello di cui ci si dovrebbe occupare qui.

Senza contare la calda ospitalità della gran parte delle famiglie, direttamente proporzionale al freddo che fa: divani, stufe a legna, bracieri per i piedi, vuoiunapaglia, mangiachèbuono.

Non vi dico lo smarono che mi prende ogni volta che devo spiegare loro che non posso mangiare fuori pasto (motivi di ortodonzia, eh… per le diete c’è tempo).

Ma tutto il resto, soprattutto liquori, stufe e camini, me li godo con piacere insieme ai padroni di casa e davanti a certi nonnetti di raro splendore.

E’ dura la vita sui monti: la città di Scutari è lontana qualche chilometro, ma anche anni luce, dai villaggi.

Poco e nulla da fare ed un inverno che picchia come un fabbro. Ma da dietro i loro spigoli, gli autoctoni si ricordano ancora come si fa a stare insieme.

Altre favolose figure del posto collaborano con i nostri partner locali, e tra loro alcuni energici sacerdoti italiani che si danno da fare (non poco) quaggiù da molti anni.

Pare che il loro metodo standard per esprimermi il loro affetto/stima/rispetto/simpatia/stargli sulle balle (barrare la risposta prescelta) sia quello di sferrarmi inoppugnabili pùggni sulla spalla, e rieccoci al titolo (datemi tempo, ragà, che coi miei tempi ci arrivo, a dire le cose).

Terra dura, dunque, l’Albania. Specie d’inverno…

Terra di gente schietta, austera… tagliata con l’accetta (“non vi dico che impressione quando si mettono di profilo” – direbbe Bisio).

Ma anche terra di gente curiosa e amichevole, come molti di quelli che ci stanno accanto, ad esempio.

E poi il tempo per ambientarcisi non manca.

Sono ottimista.

In fondo, sono pùggile anch’io. (Cit?)

Francesco Piccinini, Servizio Civile a Scutari (Albania) – 21 dicembre 2009

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