HopeRaisers a Roma

Incontro casualmente gli HopeRaisers appena arrivato in Kenya, a Dicembre dell’anno scorso, in un concerto allo Humanist Forum Africano; cantano “G8 Song”, brano in cui chiedono ai leader dei Paesi del G8 di cancellare il debito che li opprime e rende difficile lo sviluppo e mi raccontano dei tentativi fatti senza grandi risultati per girare il video di questa canzone. Decido di aiutarli, per quanto posso, facendo delle riprese nello slum di Korogocho; vorrei riprendere tutto e mostrare all’altra parte del mondo le strade della baraccopoli dove le capre brucano i rifiuti decomposti accatastati in mezzo alla strada e si abbeverano dalle fogne a cielo aperto, e le bancarelle ai lati della strada che vendono pane che qualche bambino ha composto mettendo insieme le briciole recuperate dall’enorme discarica li’ accanto. Ma non sono molti i posti in cui posso tirare fuori la telecamera. Sono gli stessi HopeRaisers a portarmi nei posti che considerano più sicuri: per quanto il senso della comunità sia particolarmente sviluppato e la maggior parte di chi vive li tratti gli stranieri con rispetto e grandissima ospitalità, e’ comunque una zona poverissima senza alcun controllo e potenzialmente pericolosa. In un paio di giornate terminiamo le riprese, poi una intensa settimana per montare le immagini, e consegno il video al primo gruppo in partenza per l’Italia, da dove verrà poi portato al Social Forum Brasiliano dalla delegazione ACLI.
Un mese più tardi arriva la notizia che l’ONG Africa Peace Point sta progettando di invitare 2 degli HopeRaisers in Italia per fargli presentare il documentario “Akiongea-He’s talking” (una raccolta di storie la cui prima sugli HopeRaisers) al Festival del Cinema Africano di Milano e ad altri eventi. Unendo le forze con IPSIA riusciamo ad organizzare un’ulteriore settimana di incontri e interviste, 5 giorni a Roma e uno a Varese. Appena arrivati a Roma, Dan e Isaiah mi chiedono di andare allo studio di registrazione dove il mio gruppo sta suonando. Sono entusiasti di avere un gruppo alle spalle e fissiamo immediatamente un giorno in cui registrare. Il giorno successivo partecipano con Africa Peace Point a un approfondimento del TG1 e vengono intervistati da Sky e da RaiNews24 per documentari probabilmente ancora in costruzione. In un incontro alle ACLI nel pomeriggio raccontano le storia del loro gruppo e della vita a Korogocho, parlando in particolare delle storie di emancipazione e di lotta della comunità contro le ingiustizie, mai autocompiangendosi o chiedendo un aiuto: sanno che per migliorare la situazione i primi a muoversi devono essere loro stessi, altrimenti gli aiuti esterni rischiano di essere uno stimolo a rimanere immobili più che ad andare avanti. Anche la richiesta di cancellazione del debito cantata in “G8Song” non e’ una richiesta di aiuto, ma una pretesa che scaturisce dalla coscienza di un’ingiustizia che non dipende da loro.
Dopo l’incontro andiamo direttamente allo studio, dove registriamo con il gruppo 2 loro brani e una improvvisazione. L’idea e’ di lasciare loro del materiale registrato professionalmente che non abbia alcun problema di diritti d’autore (il materiale degli HopeRaisers e’ stato fino ad ora registrato su basi preesistenti protette da copyright) che possa anche essere trasmesso e venduto. I tre brani sono tuttora in fase di mixaggio.
Nei giorni successivi partecipano ad una discussione con una comunità parrocchiale di Roma Sud, in cui emerge il ruolo decisamente più sociale della Chiesa nei PVS, tramite i missionari, e ad un incontro all’università; li il dibattito e’ più incentrato sulle differenze economiche tra Primo e Terzo mondo, sugli aspetti legali dell’immigrazione dall’Africa e sulla possibilità di formare reti di comunicazione alternativa e lotte per i diritti globali. L’incontro più partecipato e’ pero’ quello alla libreria Griot, organizzato insieme al gruppo romano di IPSIA e dalle ragazze che avevano partecipato al campo estivo di Terre e Libertà in Kenya (www.terreliberta.org) e prodotto una mostra fotografica su Nairobi. Prima di ripartire per Varese, ultima tappa del giro italiano, c’è ancora tempo per un’intervista ad una trasmissione reggae di Radio Onda Rossa e per un piccolo concerto la sera a San Lorenzo.
In ogni incontro a cui hanno partecipato, Daniel e Isaiah hanno raccontato che per cambiare la situazione non serve cambiare continente, ma credere nelle proprie potenzialità; allo stesso modo, tornati a Korogocho, hanno spiegato ad amici e fan che l’Italia e l’Occidente non sono solo rose e fiori, come i turisti e la televisione li fanno apparire, ma che anzi, chi vi approda in cerca di fortuna si trova spesso emarginato, ricattato e non gradito, se non rispedito al Paese d’origine
Nel frattempo gli HopeRaisers sono cresciuti di numero e ai 4 iniziali si sono aggiunti una voce femminile solista, un chitarrista e un tastierista. Con il ricavato della vendita in Italia di magliette e DVD il gruppo ha pagato a uno di loro le tasse scolastiche, che la famiglia non era in grado di sostenere, e ha registrato un brano con una base originale suonata dal vivo, che speriamo di sentire presto sulle radio keniane e sui matatu, i piccoli bus che girano per Nairobi con la musica a tutto volume.

Andrea Dal Piaz
Servizio Civile a Meru – Kenya 2008/2009

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...