2 bINARI

La guerra. In questi giorni fa davvero freddo e le festa di quel matto dicembre appena passato sono già lontanissime. E allora si sta più in casa e si parla di più. E dopo un mese eccezionale in cui un entusiasmo spensierato ha fatto da filtro a qualsiasi domanda su questo kosovo, ora sento che piano piano si scopre un piccolo scorcio della guerra. Tuttalpiù che le immagini e gli articoli di Gaza sono martellanti e  l’indignazione è grande. Ieri sera io, Roberto, Lorena e Blerim abbiamo visto un film (“Anatema” di Agim Sopi) sulla storia di una giornalista albanese durante la guerra del 1999. Un brutto film, ma il punto non è questo. Abbiamo discusso subito dopo. In testa mille commenti sul film: tinte bianche e nere, totale acriticità, disumanizzazione del nemico, e mille altri. Davanti qualcuno che la guerra l’ha vissuta. E allora meglio tacere, perchè i miei pensieri già ignoranti non blocchino racconti e ricordi, “gioca in difesa” dice Lorena, “ascolta, sospendi il giudizio”. “La guerra è una brutta cosa” dice Blerim e anche mia nonna Dina e tanti altri…una frase spoglia, che non ti dice molto a te, che non sai. Allora forse non esistono le parole, allora solo pochi riescono a raccontare e a tutti gli altri, testimoni e ignoranti, resta l’afasia.
Oggi va così, va che si pensa al Kosovo del ’99 e alla Gaza di queste ore.

Il mio primo Kosovo è stato”il Kosovo che non ti aspetti”: non marrone-il paesaggio- ma anche verde, non “i poveretti” ma coetanei, non armi ma bandiere, non distanze ma grande calore mediterraneo (nonostante i -20°!). E quindi feste, Bajram-Natale-Natale Ortodosso, moschee e monasteri, una lingua che ti si annoda in gola, migranti e crediti, carnazza, gite, buoni incontri, un’altra rakija? No, pietà.
Il Kosovo che mi aspettavo (marrone, i kalashnikov,gli straccioni) non lo vedi immediatamente, è passato (anche se i media me lo cantano ancora con note tragiche), l’oggi è l’indipendenza.
I pensieri viaggiano su questi due binari:  il passato ma anche un presente carico di energia e bellezza.

Beatrice Rappo
Servizio Civile a Prizren – Kosovo 2008/2009
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