Sopravvivere? Una scommessa ogni giorno più difficile

Questi primi dieci giorni in Kenya sono stati un intenso immergersi nel contesto dove vivrò e lavorerò nei prossimi mesi. Girare per le strade della città e parlare con la gente ti porta rapidamente a renderti conto di quanto sia potente la trappola della miseria. Giovani che raccontano dell’impossibile miraggio di trovare un lavoro, altri che hanno un impiego ma che per risparmiare camminano per chilometri all’alba e al tramonto. Anziane donne che lavorano 12 ore al giorno per evitare che i nipoti, orfani per l’epidemia di Aids che ha falciato un’intera generazione, vadano a cercare il cibo tra la spazzatura. La situazione è resa ancora più tragica dalla fortissima crescita dei prezzi, soprattutto dei beni di prima necessità. Lo scorso anno un pacco di ugali (la polenta bianca che serve da alimento base) costava 45 scellini. Oggi ne costa 120. Sopravvivere è sempre più una scommessa dall’esito incerto. Cosa si può fare? Per ora l’essere entrato in questo casinò dove al posto delle fiches vengono giocate migliaia di vite umane non mi da’ grandi risposte ma solo sofferenza. Ma anche ammirazione per chi, senza rassegnarsi, è capace di andare avanti sopportando tutto senza perdere la propria dignità.

Martino Ghielmi
Servizio Civile a Nairobi – Kenya 2008/2009
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